Yoga del Kashmir nella Tradizione Tantrica Shivaita – Interpretazione

 

Quando l’agitazione si calma, nasce lo stato supremo” Vasugupta, Spandakarika

La tradizione dello Sivaismo

A seguito della scoperta dei reperti archeologici di Mohenjo Daro e Harappa appartenenti alla civiltà della valle dell’Indo avvenuti nei primi anni del XX secolo, lo shivaismo viene attualmente considerato il più antico cammino spirituale del mondo, risalente ad un periodo compreso tra il 3300 e il 1300 A.C. che ne rivelano una storia addirittura precedente al calcolitico (V-VI millennio a.C.).

Nella tradizione Indù, Siva rappresenta l’ipostasi (la sostanza, la natura da cui sgorgano le proprietà la personificazione) di Dio che si manifesta quale Grande Iniziatore o Grande Salvatore degli esseri limitati ed ignoranti. Ogni sincera aspirazione verso lo stato di liberazione spirituale è rivolta, di fatto, a questo aspetto salvifico di Dio. L’immagine di Shiva è strettamente correlata alla manifestazione della Grazia Divina, indispensabile per il raggiungimento dello stato di liberazione spirituale, motivo per il quale si può affermare che lo shivaismo è presente in ogni via spirituale autentica seppur con diversi nomi e rappresentazioni.

L’accento posto sulla Grazia di Dio e sul risveglio del cuore, pongono lo Sivaismo kashmiriano molto vicino alla Tradizione Cristiana primitiva e autentica. Numerosi documenti ritrovati in Tibet testimoniano infatti l’apparizione  in India ed in Tibet di Gesù, che visse in questi luoghi tra i 12 e i 30 anni. Oltre alle analogie riscontrate con la tradizione cristiana, lo shivaismo condivide l’idea fondamentale del misterioso legame di tutto con il tutto con la tradizione tantrica. Con quest’ultima condivide anche la visione dell’universo, inteso come una gigantesca rete di risonanze virtuali che si stabiliscono tra ogni punto (“atomo”) dell’Universo e tutti gli altri “atomi”. Così, conoscendo profondamente un singolo aspetto (“atomo”) dell’Universo, possiamo conoscere il tutto, l’universo intero, in quanto tutto è risonanza.

Dinnazi alla Tradizione dello sivaismo cachemiro (Paramadvaita Yoga o Sivagama), la Coscienza Suprema di Siva non è solo una coscienza “testimone”, distante, “fredda” e completamente distaccata dal carattere effimero del mondo.  Di conseguenza, essa (la Coscienza Assoluta) non è solo conoscenza, ma rappresenta altrettanto l’aspetto di attività, che in questo caso è suggerito dall’esistenza di una vibrazione (risonanza) infinita, di una pulsazione eternamente creatrice che emana, sostiene e riassorbe in ogni momento tutti i mondi nella Manifestazione.

In questa prospettiva, l’elemento fondamentale è rappresentato dalla vibrazione (Spanda) .Inoltre, il sistema filosofico, e allo stesso tempo pratico, della vibrazione nel quadro dello sivaismo cachemiro, sorprende con un aspetto essenziale che si riferisce – così come possiamo intuire facilmente – al fenomeno della risonanza. Nei testi e nelle opere di quest’autentica dottrina della vibrazione, il termine risonanza non è menzionato in modo esplicito, ma la realtà e la comprensione profonda delle nozioni di un sistema simile impongono evidentemente questo termine, per una migliore e completa comprensione dei fenomeni che la Manifestazione nel suo insieme implica.

La Tradizione (shastra) sivaita

La tradizione shivaita afferma che Shiva stabilì 64 sistemi o filosofie. Dato che molte di queste andarono perse, Shiva chiese al saggio Durvasa di rinverdirne la conoscenza. Quest’ultimo diede alla luce  tramite la forza mentale tre figli e li incaricò di tramandare le 3 filosofie: affidò a Tryambaka la filosofia monista, ad Amardaka quella dualista, e a Srikanta l’ideologia monista-dualista. Proprio dal primo dei tre, Tryambaka, ebbe origine lo Shivaismo del Kashmir. Si narra che lo stesso Shiva decise poi di risolvere le differenze tra le tre ramificazioni, allontando le influenze dualiste.

Dei sei “filoni” dello shivaismo, tre risultano essere i più importanti: il VIRA-SHAIVA, diffuso prevalentemente nella zona centrale dell’India; lo SHIVA-SIDDHANTA nel sud, e l’ADVAITA-SIVA, la forma più pura ed elevata di shivaismo, nel Kashmir, a nord dell’India.  Come molte antiche tradizioni spirituali, lo sivaismo kashmiriano fu per molti secoli tramandato oralmente da Maestro a discepolo. La prima opera scritta, lo Siva Sutra è attribuita al saggio Vasugupta, (il primo iniziato in questa via spirituale presumibilmente vissuto tra la fine del VIII secolo e l’inizio del IX secolo d.C.). In quest’opera, composta da aforismi apparentemente ermetici, sono descritte le tre vie  fondamentali che conducono il discepolo alla liberazione spirituale. Esse sono: Shambavopaya la via di Siva, Shaktopaya la via di Shakti e Anavopaya la via dell’essere limitato.

Vasugupta afferma di essere solo il trascrittore dello Siva Sutra, i cui 77 aforismi gli sono apparsi incisi su una roccia, indicatagli da Shiva stesso in sogno.

La letteratura riferita alla tradizione shivaita può essere suddivisa in tre parti principali:

Agama Shastra -> che comprende lo Siva Sutra, il Vijnana Bhairava Tanta ecc. e che si considera come una rivelazione diretta di Shiva  chiave di volta di tutto lo Shivaismo, attribuito al saggio Vasugupta.

Spanda Shastra -> che comprende lo Spanda Karika di Vasugupta o del suo discepolo Kallata (circa 850-900 d.C.), contenente gli elementi didattici del sistema,  approfondisce i principi dello Shiva Sutra.

Pratyabhijna Shastra -> che comprende lo Shiva Drishti, opera di Somanada (discepolo di Vasugupta) e il Pratyabhijna Sutra opera del suo successore Utpaladeva circa (900-950 d.C.) che comprende l’Ishvara Pratyabhijna e il Pratyabhijna Vimarshini contenenti gli aspetti metafisici e di più difficile comprensione.

Nella tradizione sivaita spiccano le scuole raggruppate nel sistema Trika.
Trika, che in sanscrito significa “trinità”, sta ad indicare che tutto ha una triplice natura (è immediato il paragone con la trinità della religione Cristiana). Questa trinità è composta da: Siva (L’Assoluto), Shakti (l’Energia creatrice fondamentale) e Anu (l’individuo non ancora “risvegliato”, la proiezione limitata della divinità).

Le quattro scuole del sistema Trika sono:

  • Krama – in sanscrito: “processo”, “ordinamento”, “successione ordinata”;
  • Kaula (Kula) – in sanscrito: “comunità”, “famiglia”, “totalità”;
  • Spanda – termine che indica la Suprema Vibrazione Creatrice Divina;
  • Pratyabhijna – termine che si riferisce al riconoscimento diretto dell’Essenza Divina

Questi rami della tradizione shivaita sono stati genialmente sintetizzati e unificati dalla più illustre personalità, dal più grande realizzato spirituale di questo sistema, il saggio liberato Abhinavagupta. La sua opera più importante, il Tantraloka, scritta in versi, unifica tutte le apparenti differenze tra i rami o le scuole dello Shivaismo cachemiriano, offrendo una visione coerente e completa del sistema. Rendendosi conto della difficoltà di questa opera, Abhinavagupta ha scritto una sintesi in prosa, detta Tantrasara (“La Suprema Essenza del Tantra”). Per rendere più accessibile l’insegnamento contenuto nel Tantraloka, Abhinavagupta compose un commentario in prosa di quest’ultimo, chiamato Tantrasara.
Del grande saggio Abhinavagupta si dice che sia stato una manifestazione di Shiva. Ancora oggi viene unanimemente accettato come uno dei più grandi filosofi ed esteti dell’India. Nonostante l’India abbia avuto diversi esteti, Abhinavagupta rimane unico per la sua magistrale sintesi realizzata su tutte le visioni e le teorie esistenti fino al suo tempo, offrendole con una prospettiva molto più vasta e profondamente spirituale. Abhinavagupta è nato circa attorno all’anno 950 d.C., ed è vissuto fino all’XI secolo. Si narra che, ad un certo punto, si sia recato, insieme ad un numeroso gruppo di discepoli, in una grotta per meditare, senza più fare ritorno (traslando in un’altra dimensione).

Il successore di Abhinavagupta è stato Kshemaraja, suo diretto e più importante discepolo. Poi, lentamente, la tradizione segreta dello shivaismo nel Cachemire si è spenta. È riapparsa circa 300 anni dopo nel sud dell’India, dove vissero alcuni grandi iniziati: il celebre Jayaratha, che ha magistralmente sintetizzato il Tantraloka, come pure il visionario Bhattanarayana, autore del poema iniziatico di grande profondità, lo Svatacintamani (Il santuario misterioso del gioiello dell’Amore Divino). L’ultimo esponente della tradizione parampara shivaita del Cachemire è stato Swami Brahmacharin Lakshman (Lakshmanjoo) , che è vissuto fino al 1992. Nonostante diversi maestri rinomati, l’isolamento del Kashmir e il dominio mussulmano hanno bloccato l’espansione di questa filosofia shivaita. Oggigiorno, i ricercatori stanno portando alla luce numerosi reperti molto utili alla comprensione del sistema.  In seguito alla diaspora della popolazione del Kashmir, avvenuta a causa della guerra, questa filosofia può nuovamente essere conosciuta essendo promulgata in diverse zone dell’India dai seguaci ivi stabilitisi.

bhairavi

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