Andrè Padoux – Comprendre le Tantrisme

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Andrè Padoux (Pechino, 13 aprile 1920) è un indologo francese.

André Padoux è direttore di ricerca onorario presso il Centre national de la recherche scientifique (CNRS), organismo pubblico francese per la ricerca scientifica e tecnologica. Autore di numerosi testi e pubblicazioni, è attualmente considerato uno fra i massimi specialisti europei del tantrismo.

Andrè Padoux : Tantra

A cura di Raffaele Torella Traduzione di Carmela Mastrangelo

Einaudi 2011 Piccola Biblioteca Einaudi

  • Il termine «tantrismo», come abbiamo visto, è estraneo all’India tradizionale, di lingua sanscrita. Si hanno solo il sostantivo tantra e l’aggettivo tāntrika, tantrico, e qualche composto. (pp. 16-17)
  • Sarei tentato di affermare che qui abbiamo a che fare con due manifestazioni differenti del medesimo sostrato indiano, una popolare, comune (più legata alla terra), l’altra colta, elitaria (che reca tracce indoeuropee), il contatto e le interferenze tra le quali avrebbero fatto sì che apparisse ai margini dell’ortodossia vedico-brahmanica quell’insieme di speculazioni e pratiche che avrebbe costituito il tantrismo. (p. 31)
  • Ma bisogna citare al disopra di tutti il grandissimo Abhinavagupta, filosofo e yogin, studioso di estetica e mistico, il cui Tantrāloka, vasto trattato spirituale e di ritualistica, è, insieme con il commentario di Jayaratha, un’opera fondamentale per la conoscenza dell’universo tantrico. (p. 52)
  • Questa è una, onnipresente, sovrana; le diverse dee adorate nei culti privati o pubblici, pur con le loro differenze a volte molto marcate, non sono altro che sue forme particolari. (pp. 80-81)
  • Vivere, esistere consapevolmente come tāntrika, è vivere in un universo che si avverte penetrato dall’energia divina, un complesso energetico nel quale il corpo è immerso, facendone parte e offrendone un riflesso nella propria struttura: un corpo in cui sono presenti le forze sovrannaturali, le divinità, che lo animano e lo legano al cosmo, un corpo che ha una struttura e una vita divino-umane, e che è, inoltre, un corpo yogico. (p. 95)
  • Il dhyāna, che in contesto tantrico indica innanzitutto la rappresentazione mentale di una divinità, nella pratica presenta spesso una dimensione corporea: è attraverso la meditazione che lo yogin si raffigura il proprio corpo immaginale e vive la presenza di questo dentro di sé. (p. 109)
  • Il sesso in India non è un peccato: in genere è considerato come un’attività ordinaria la cui pratica, tuttavia, lega l’essere umano al mondo, ai suoi piaceri come ai suoi dolori, disperdendo una forza che dovrebbe essere conservata per mantenere o accrescere la propria potenza, una forza che dovrebbe essere utilizzata, mutata o trascesa per affrancarsi dai limiti della vita sulla terra. (p. 115)
  • Per concludere, va forse sottolineato il fatto che il sesso, in tutti i casi osservati, sia utilizzato come un mezzo verso la trascendenza (o almeno verso «stati di coscienza alterati»), o verso poteri sovrannaturali. Non si tratta di una pulsione alla quale si cede, ma di una forza che si domina. È una padronanza tecnica, non ha a che fare con l’edonismo: la vita tantrica non è ricerca del piacere. (p. 127)
  • In tal modo, il Tantrāloka (che dobbiamo nuovamente proporre) presenta le vie (upāya, «mezzo») della liberazione, le quali conducono tutte all’esperienza mistica della divinità, secondo la crescente intensità della grazia divina profusa sull’adepto. (pp. 172-173)
  • I mezzi per giungere a un’esperienza mistica che il Vijñānabhairava descrive rientrano nel sistema di pensiero, nella visione metafisica del non-dualismo dello Spanda o del Trika, che considerano l’universo null’altro che l’apparire della divinità, la quale è, dunque, onnipresente. (p. 176)
  • Questi sono solo alcuni dei centododici[1] casi citati nel Vijñānabhairava, un testo per molti aspetti eccezionale, la cui lettura non si raccomanderà mai abbastanza. (p. 178)
  • Śiva, quando è adorato da brahmani smārta come una delle cinque forme divine del pañcāyatana, non è tantrico. Sicuramente non è tantrico per Śaṇkara. Questo non ci impedisce di affermare che Śiva, da vedico (Rudra), sia divenuto essenzialmente tantrico nella maggior parte delle sue tante forme. (p. 203)
  • Nel corso dei secoli l’induismo è stato fortemente tantricizzato, sicché al giorno d’oggi esso si presenta carico di quelle nozioni e pratiche che sono state analizzate nei capitoli precedenti.[…]
    È in particolar modo nei riti, nelle tecniche religiose e nell’iconografia che sopravvive lo sfondo tantrico, presente un po’ ovunque, senza essere sempre percepito come tale. (pp. 207-208)
  • Come si è osservato nel quinto capitolo, l’haṭhayoga (o kuṇḍalinīyoga) è di natura tantrica, ma quanti oggi lo praticano, in India e nel resto del mondo, non sono necessariamente tāntrika. Esistono, tuttavia, yogin tāntrika, sui quali ci soffermeremo in seguito. (p. 211)
  • Il tantrismo, in quanto complesso più o meno definibile, è soprattutto una costruzione di chi lo osserva da fuori (come del resto continua ad accadere, in certa misura, nel caso della visione che abbiamo dall’esterno dell’India stessa, anche – o soprattutto – quando pensiamo di vivere interiormente il suo «messaggio»).
    Tuttavia, la realtà del fenomeno tantrico hindu non risiede fuori dall’India: è indiana ed è di un’enorme ricchezza. (p. 238)

Padoux

Vita e impegno

Figlio di un diplomatico francese impiegato a Pechino, André Padoux, dopo essersi diplomato in lettere (con una certificazione anche in lingua cinese), proseguì gli studi a Lione e Parigi, laureandosi in scienze politiche nel 1946. Fu impiegato per tre anni come membro della delegazione francese all’UNESCO, quindi come addetto culturale presso l’ambasciata francese in Oslo. Dal 1953 al 1959 ricoprì il medesimo incarico presso l’ambasciata francese a Nuova Delhi.

Già in giovane età, nel 1940, Padoux aveva intrapreso lo studio della lingua e della letteratura sanscrita sotto la guida di Louis Renou; studi che aveva poi proseguito anche in Norvegia con Georg Morgenstierne. Quando fu in India, a Nuova Delhi conobbe l’indologa Lilian Silburn che lo incoraggiò a proseguire gli studi, approfondendo le opere del filosofo indiano Abhinavagupta, cosa che egli fece a Srinagar dal 1958 al 1959, anche con l’assistenza del Pandit Lakshman Joo, moderno esponente della tradizione tantrica del Trika.

Tornato in Francia, con la tesi, pubblicata nel 1963, Recherces sur la symbolique et l’énergie de la parole dans certains textes tantrique (“Ricerche sul simbolismo e l’energia della parola in alcuni testi tantrici”), André Padoux si addottorò come indologo.

Nel 1964 divenne direttore dell’Istituo Francese a Francoforte. Ricoprì il suo ultimo incarico come diplomatico dal 1969 al 1972 presso l’Ambasciata Francese in Ungheria, continuando quindi, nel 1973, la sua carriera accademica presso il CNRS, del quale era già divenuto membro nel 1959. Qui, dal 1982 al 1989, fu direttore dell’equipe di ricerca N°249 del CNRS intitolata “L’induismo, testi, dottrine, pratiche”. Sempre nel 1982, divenne direttore di ricerca onorario presso il medesimo istituto, incarico che tuttora ricopre.

Pubblicazioni in lingua francese

  • Le Parâtrisikâlaghuvrtti d’Abhinavagupta. Texte traduit et annoté par A. Padoux. Publications de l’Institut de Civilisation Indienne du Collège de France (Fasc. 38), Paris, 1975.
  • L’énergie de la parole, cosmogonies de la parole tantrique, Fata Morgana, 1994 (réimpression). Édité précédemment par Le Soleil Noir, Paris, 1980. Texte publié préalablement sous le titre Recherches sur la symbolique et l’énergie de la parole dans certains textes tantriques. Publications de l’Institut de Civilisation Indienne du Collège de France (Fasc. 21), Paris, 1964-1975.
  • Mantras et diagrammes rituels dans l’hindouisme, dirigé par A. Padoux, Éditions du CNRS, Paris, 1986.
  • L’image divine. Culte et méditation dans l’hindouisme, dirigé par A. Padoux, Éditions du CNRS, Paris, 1990.
  • Le coeur de la yogini (yoginîhrdaya), avec le commentaire Dîpikâ d’Amrtânanda, traduit et annoté par A. Padoux. Publications de l’Institut de Civilisation Indienne du Collège de France (Fasc. 63), Paris, 1994.
  • La lumière sur les Tantras. Le Tantraloka d’Abhinavagupta. Texte sanskrit, présenté, traduit et annoté par Lilian Silburn et André Padoux, Publications de l’Institut de Civilisation Indienne du Collège de France (Fasc. 66), Paris, 1998.
  • Tantrikabhîdhanakôsa. Dictionnaire des termes techniques de la littérature hindoue tantrique. H. Brunner, G. Oberhammer et A. Padoux, VÖAW, Vienne, 2000 (Tome 1) et 2004 (Tome 2).
  • Mélanges tantriques à la mémoire d’Hélène Brunner, dirigé par André Padoux et Dominic Goodall, Institut Français de Pondichéry et l’École française d’Extrême-Orient, Paris, 2007.
  • Comprendre le tantrisme. Les sources hindoues, Albin Michel, Paris, 2010.
  • Tantric Mantras : studies on mantrasastra, Routledge, 2011. Recueil d’une version anglaise de plusieurs articles écrits par André Padoux sur divers aspects des mantras tantriques.

Pubblicazioni in altre lingue

  • Tantra (Comprendre le tantrisme. Les sources hindoues), a cura di Raffaele Torella, traduzione di Carmela Mastrangelo, Einaudi, 2011
  • Mantra tantrici , Astrolabio Ubaldini Roma
  • (EN) Vâc. The Concept of the Word in Selected Hindu Tantras (L’énergie de la parole, cosmogonies de la parole tantrique), Albany, State University of New York Press, 1990 épuisé; réimpression: Delhi, Sri Satguru Publications, 1992.

buona vita

Franco H. Mignone il tantrika

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