Matrici, Sistemi e Campi Morfogenetetici nel dominio Transpersonale

Ken Wilber e Stanislav Grof. La Cosmogenesi dell’Inconscio. 

 I tentativi di sintesi adoperati da metateorici di spicco ed i loro confronti aprono tesi di dibattito su quello che può essere definito il dominio transpersonale. Se il modello di Stanislav Grof si allarga alla fase perinatale estendendosi nelle dimensioni transpersonali, il sistema ad archi di Ken Wilber introduce un evoluzione della cosmogenesi involutiva. Se gli archi esterno-interno rappresentano un tratto evolutivo verso l’integrazione della fase “centaurica” ed involutivo, verso i regni sottili, transpersonali e causali per culminare nell’abbraccio dell’Assoluto, i domini transpersonali di Grof rendono ancora più merito alla sintesi transpersonale ipotizzando e considerando l’avvento delle matrici perinatali nella fase intrauterina. Ipotesi questa scartata a priori da Ken Wilber nella sua analisi dettagliata dell’intero spettro della psicopatologia inerente agli studi transpersonali che invece esaminati minuziosamente da Grof rivelano un interfaccia dinamico ed esperenziale con gli stessi domini transpersonali. Non soffermandosi solo sulla biografia postnatale e quindi agli interventi utilizzati dalla psicologia ortodossa, Grof, si spinge oltre i confini usuali della psicologia ortodossa e si estende oltre la biografia personale, ricercando le esperienze filogenetiche e karmiche e la regressione nelle dimensioni inesplorate della psiche, con l’attivazione di stati non ordinari di coscienza (NOSC), terapie psichedeliche ed uso di LSD, ausiliari optativi per i viaggi esperenziali nelle dimensioni transpersonali.

Ricercando l’interfaccia dinamico,si accede ad una dimensione archetipica “numinosa” per usare un termine riscoperto e riproposto da Jung, una dimensione che reintegra il grande archetipo del Sè, della coscienza, nello sposalizio mistico con la dea. Per riprendere le immagini mistico-orientali del dio e della dea, vengono usati nomi come Shiva e Shakti, le sigizie. Questi archetipi non sono solo modelli a priori di coscienza, ma binomi universali, proprio l’interfaccia dinamico della coscienza che guarda ad Eros e a Tanathos.

La ricerca sulle crisi di risveglio nelle comunità sciamaniche, ha indotto Grof, a considerare un altro aspetto o ambito della dimensione transpersonale: la tanatologia.

Nelle antiche civiltà, sumeriche, egizie ed indiane, si era già a conoscienza del fenomeno tanatologico. Non soffermandomi su questo argomento dico solo che lo stesso interfaccia vita/morte e regno intermedio, si celano dietro le dinamiche archetipiche dell’intero spettro della coscienza.

Grof si spinge sulle teorie esperenziali dei modelli a matrice BPM -BPM II -BPM III -BPM IV.

Queste sequenze evidenziate da Grof e scartate da Wilber, sono i requisiti di dinamiche che lo stesso Grof, nel suo modello olotropico, individua distinguendoli dai COEX (Condensed Experiences), le esperienze condensate, che fungono da interfaccia alle BPM come veri e propri complessi archetipici.

Ken Wilber sembra scartare ancora, l’esistenza di questi modelli e si dibatte in una teoria dei sistemi incentrata sull’ego maturo (fase centaurica), il mezzo di transizione e di progressione verso gli stadi transpersonali. Se la teoria transpersonale di Wilber, implica gli “stadi” quella di Grof è una teoria dei “domini”. L’evoluzione umana che si dirige verso una “porta frontale” dell’universo e l’altra una regressione transpersonale, verso la “porta anteriore” dell’universo.

Quella di Wilber, sembra essere apparentemente una vittoria transpersonale sulle forze regressive nei domini dell’universo, l’uomo proiettato verso il Kosmo, oltre la linea di confine pre-personale e personale.

Ma i veri domini dell’universo transpersonale sembrano più essere quelli di Stanislav Grof. Ordini impliciti che non appartengono esplicitamente alla natura umana (centaurica) ma che la contengono, la racchiudono. Perdendo il senso dell’Io, l’uomo regredisce a stati dell’essere cosmico, immedesimandosi nei regni vegetali, animali o addirittura in regni biologici, minerali e così via. Possono essere accessibili, in queste dimensioni, paradisi celesti, visioni mistiche di angeli, di archetipi universali come la Grande Dea Madre Kali ed il suo sposo Shiva, l’interfaccia della coscienza cosmica.

Nell’unione nunziale raffigurata dalla perfetta geometria dello yantra tantrico, nei triangoli sovrapposti, sia Shiva in punta verso l’alto che Shakti in punta verso il basso, sono binomio di re-integrazione universale, prototipi archetipici della coscienza. Una coscienza che ha delle dinamiche ben precise, delle costellazioni archetipiche (COEX systems) e che ad una brusca interruzione dell’elemento reintegrativo (separazione – individuazione) si innescano disturbi psicopatologici rappresentati dagli stessi COEX. Grof sembra così, più coerente a dispetto del modello a sistemi ed archi imposto da Ken Wilber. Un olone è parte di un tutto secondo Wilber. Ma quel tutto secondo Grof, deve tornare al suo stato regressivo, deve cioè “rivivere” le sue esperienze a livello karmico che erano celate dietro l’universo oggettivo e razionale del Tutto. Ecco dove le teorie transpersonali trovano la loro completezza rientrando in uno schema più esteso dell’universo, e del suo dominio archetipico.  di Diego Pignatelli Spinazzola da www.riflessioni.it

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