Camminare e respirare

“….Si sente forte il richiamo ed è inevitabile  riconoscerlo. Il desiderio  nasce dalla forte sensazione nel sentirci “strani” rispetto agli altri. Ci accorgiamo semplicemente di questo, dal momento in cui ci siamo fermati ad ascoltarci. All’inizio non si sa troppo bene che cosa ci sia in noi che non va, vediamo e sentiamo in maniera diversa, e da quel momento non ci troviamo più bene nei nostri vestiti.  Lo si percepisce dalla necessità di sviluppare qualche cosa, di ricongiungersi ad una parte antica di noi. Riconoscere di essere  uno spirito libero non è complicato, ma nello stesso tempo, richiede una certa disciplina: occorre che il modo di porre l’intenzione sia sincero, perchè tutto poggia sulla continuità, sulla disciplina, sulla sincerità, è l’autenticità del cuore che agisce.
In questo momento non occorre ancora prendere in considerazione cosa potremmo Essere, occorre prima di tutto occuparci dei nostri problemi e per prima cosa risolverli, poi si penserà a diventare quello che iniziamo a sentire di Essere. “Sentiamo” ma non ancora sappiamo dove stiamo andando. Il viaggio è ormai iniziato. Quindi occorre lasciare che i problemi si liquidino, accettare di “mollare la presa” con i vecchi problemi con il passato, con i traumi affettivi, con noi stessi e soprattutto con la vita.  Ci sono  molti metodi e molte scuole per liberarci da queste cose: dai bagagli pesanti, dai nostri difetti, dalle nostre paure, dalle strutture inutili. Ognuno può cercare e trovare il suo percorso, il proprio sentiero per superare i recinti e gli schemi che ci siamo costruiti.

Io ho scelto, dovrei dire scoperto, quello del camminare e del respirare. Camminare è un gesto naturale come lo è respirare. Quando cammino immerso nella natura, mi sento ripulito, lavato sino all’inconscio. Camminare per me è una forma di meditazione. Cammino e respiro, respiro e cammino. E’ semplice, ma impegnativo, occorre partecipare in pieno. La mancanza di presenza a quel momento non mi fa procedere. E’ come se camminassi bendato e sordo, senza ascoltare il contatto di me stesso con me stesso e la natura circostante. Senza vedere le cose da pulire. Ma, una volta che  sono iniziate le pulizie, mi accorgo che divento desideroso ed esigente con me stesso. Adotto la disciplina, adotto il rituale, divento tutt’uno con il gesto. Non è una disciplina estrema, anzi. E’ seria, ma anche leggera, necessaria e la accolgo come benefica e liberatoria: purificatrice.
Semplicemente la lascio scorrere in me, questo avviene naturalmente, non devo costringermi ne sforzarmi. Mi sento autentico, mi sento collegato alla mia vera natura. Mi sento unito ad una forma pensiero buona, e cerco di espandere questa forma pensiero a chi voglio bene,  a me stesso e all’umanità.
In altri tempi questo si chiamava pregare? Camminare, respirare – pulire e pregare!

Franco, Hindie il tantrika

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...