Risonanza: mente, pensiero, soma…

 Nel suo eccellente articolo “Il mistero della terapia craniosacrale”, pubblicato dalla rivista Fulcrum (inverno 1998-99), Will Wilson presenta un’ipotesi riguardo alla generazione dell’Impulso Ritmico Craniosacrale (IRC) basata sul concetto di risonanza, coerenza e fisica quantica. Wilson fa un breve riferimento al potere del pensiero, e cita alcune prove dell’influenza del pensiero sulla struttura dell’acqua e su alcuni strumenti elettronici e meccanici. La terapia craniosacrale usa l’intenzione del terapista per determinare cambiamenti percettibili nel corpo del cliente. Mi piacerebbe aggiungere alcune riflessioni su come la mente di una persona può influire sul corpo di un’altra. La maggior parte delle mie considerazioni derivano da un breve formazione all’Università di Westminster in terapie complementari, in particolare dal modulo chiamato “Medicina Mente-Corpo”. Sono particolarmente interessata alla questione mente-corpo, proprio perché lavoro anche come psicoterapista mi affascina e mi frustra la divisione tra terapie della mente e terapie del corpo, tra gli operatori che lavorano con la psiche e quelli che lavorano con il corpo. Sto cominciando a credere che molti dei problemi dipendono dalla divisione presente nella nostra lingua, sia nel pensiero che nell’esperienza, rispetto al complesso mente-corpo. Più ho pensato a quest’argomento più ho sperimentato, tristemente, questa divisione. Non fraintendetemi, avendo passato la maggior parte della mia vita adulta abbastanza dissociata dal corpo, adesso sono in grado di connettermi al mio corpo abbastanza facilmente (tra i diversi fattori grazie anche al mio training craniosacrale). Posso facilmente sintonizzarmi con il mio fegato, con il mio chakra della radice e con i miei trapezi. Ma la mia esperienza riguarda il fatto che la mia mente è lì, nei miei tessuti, da dove può dare un’occhiata in giro proprio come se fosse realmente lì. Raramente perdo il senso che il mio sé osservante è separato dal mio corpo osservato. Sono sicura che ciò sia possibile, ma allo stesso tempo le mie considerazioni sul potere del pensiero sono basate su una mente separata ma in interazione con il corpo. Il riduzionismo e il rapporto di causa-effetto, insieme al dualismo e al meccanicismo, sono i concetti che puntellano il nostro modello biomedico tradizionale. All’interno di questo modello, la persona è vista solamente come un organismo biologico, e i pensieri, le emozioni e i significati del corpo, o la sua sintomatologia, non hanno alcun posto. La medicina mente-corpo è un termine-ombrello approssimativo che include la scienza cognitiva, le nuove aree della scienza medica che si sono sviluppate in reazione alle limitazioni del modello tradizionale biomedico, e le discipline alternative e complementari. Gli operatori in questo campo sono coloro che con maggior probabilità accettano l’interazione mente-corpo come un processo a due vie (la mente influenza il corpo e viceversa), che considerano l’individuo nella sua interazione con l’ambiente, essendo interessati al confronto interdisciplinare ed essendo aperti ai concetti di energia, spirito e anima. C’è un grande mole di prove a supporto dell’idea che la mente giochi un ruolo importante nello sviluppo della malattia (la ricerca sui casi della vita, gli studi sullo stress e la medicina psicosomatica) e sul mantenimento o la cura della malattia (studi sulla risposta placebo, sul biofeedback, la meditazione e l’uso dell’immaginazione). Benché queste evidenze rendono abbastanza chiaro il concetto che l’attività mentale, conscia ed inconscia, può alla lunga determinare conseguenze fisiologiche, rimane comunque presente la grande questione su come interagiscono. La scienza della psiconeuroendoimmunologia sta iniziando a mostrarci il collegamento tra il linguaggio semantico della mente (pensieri, memorie, emozioni) e il linguaggio somatico del corpo (tessuti, cellule, molecole). Il sistemo limbico-ipotalamico è un’area del tessuto cerebrale che contiene nuclei apparentemente separati che hanno a che fare con la regolazione del sistema autonomo, endocrino, immunitario e neuropeptide. In questo centro messaggi codificati elettricamente dalla corteccia sono tradotti in molecole messaggere, rilasciate attraverso la pituitaria nel corpo. Queste molecole messaggere includono i neurotrasmettitori del sistema nervoso autonomo, i neuropeptidi del sistema nervoso centrale e degli organi sensori, gli ormoni del sistema endocrino e le citochine del sistema immunitario. La ricerca psiconeuroimmunologica ha scoperto che queste molecole appartengono tutte alla stessa famiglia, i peptidi, e non sono esclusive di nessun sistema. Gli ormoni sono stati trovati nel cervello, e i neurotrasmettitori nelle cellule immunitarie. Ogni cellula nel corpo ha molte stazioni di ricezione, sia sulla superficie della cellula che all’interno, che possono ricevere le molecole messaggere. Molte cellule contengono il meccanismo per creare e spedire all’esterno le molecole messaggere. E’ anche provata l’esistenza di percorsi tra il sistema nervoso autonomo, il sistema nervoso centrale, l’attività endocrina e il sistema immunitario. Molti di questi percorsi permettono ai messaggeri di viaggiare in qualsiasi direzione. Il vecchio modo di considerare come separati i sistemi nervoso, endocrino e immunitario, sta cominciando a cedere il passo all’idea di un unico network di comunicazione attraverso l’intero corpo. Candice Pert (1997) suggerisce che ciascun peptide può essere responsabile di un particolare tono emozionale, per esempio, i livelli di serotonina del cervello correlati con l’esperienza della depressione. Le interazioni mente-corpo coinvolgono le trasduzioni di impulsi neuronali alle molecole, di energia alla materia, o viceversa. In qualche modo esse coinvolgono le trasduzioni di semantica (ciò che riguarda la mente) alla somatica (ciò che riguarda il corpo). Il fatto che le memorie includono il contesto e l’emozione implica che l’informazione semantica è stata conservata in una forma somatica. Alcuni scienziati propongono che la connessione tra mente e materia è informazione, utilizzando il termine con lo stesso significato utilizzato nella tecnologia dei computer, ossia come un segnale, non come un unità che trasporta un significato. Essendo provata l’influenza della mente sul corpo, si può sostenere che i pensieri nella mente del terapista possono alterare le variabili fisiologiche nel corpo del terapista, in questo modo una vasodilatazione nelle mani, viene trasmessa in forma di calore al corpo del cliente, viene raccolta dai nervi recettori sulla pelle e dai muscoli sottostanti e viene trasmessa al cervello. Un informazione somatica viene trasmessa, un’informazione somatica viene ricevuta. L’informazione, trasdotta dall’energia elettrica nei nervi motori in energia termica (calore) ed energia meccanica (pressione), viene trasferita al di là del gap esistente tra le mani del terapista e il corpo del cliente, dove è trasdotta di nuovo in energia elettrica nei nervi sensori della pelle e dei muscoli. Utilizzando il concetto del computer, dove l’informazione è un segnale, diventa possibile descrivere l’intero processo in termini di informazione semantica che viene trasportata da una successione di messaggeri somatici del cervello di una persona a quello di un’altra. Molte forme di bodywork, incluse l’osteopatia, il Rolfing e lo zero balancing, così come la terapia craniosacrale, utilizzano un tipo di contatto deduttivo piuttosto che effettivo. Nella terapia craniosacrale, per esempio, le mani dell’operatore si comportano “come se” fossero in contatto con i tessuti profondi o gli organi all’interno del corpo. Questo “come se” è mediato attraverso il processo di pensiero dell’operatore. I pensieri trasportano informazione.

cellule_nervose

di Su Fox (estratto dalla Rivista Craniosacrale.it n. 1/2011)

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