Ramesh Balsekar – l’ultimo saggio Advaita

Dopo una carellata nel mondo dell’Advaita Vedanta (non dualità vedantica), con ben 4 articoloni, concludo con un doveroso riconoscimento ad un “grande vecchio” dal pensiero leggero e giovane…al momento non mi è dato sapere di altre figure contemporanee altrettanto “illuminate”…Uppaluri Gopala Krishnamurti è scomparso nel marzo del 2007, ed anche Raimund Panikkar è scomparso la scorsa estate 2010…ma queste sono altre storie e più avanti ne parlerò...Hindie il tantrika

E’ morto pochi giorni fa (giovedì 1 ottobre 2009) nella sua casa di Mumbai Ramesh Balsekar, uno dei più grandi saggi indiani di questo secolo, che come pochi ha contribuito a portare in occidente il pensiero dell’Advaita.La sua umiltà, grazia e chiarezza restano nei cuori di chi lo ha conosciuto e lasciano una eredità inestimabile per tutta l’umanità.

A breve uscirà con Laris il suo libro
“Pace e armonia nella vita quotidiana”.
Lo ricordiamo, intanto, con questa intervista.

Madhukar ─ Ti ho già raccontato che Osho affermava di potere utilizzare la propria mente a piacimento, come uno strumento, perché dopo l’illuminazione ne era divenuto il padrone. Nel tuo libro ‘La Coscienza parla’, ho letto che i pensieri arrivano dall’esterno. L’insorgere dei pensieri è un evento impersonale?

Ramesh ─ Sì, non può che essere impersonale. Nessuno può bloccare l’insorgere di un pensiero, perché i pensieri non nascono dall’organismo corpo-mente, ma arrivano dall’esterno, dalla Coscienza. Il cervello reagisce a un pensiero in base alla propria programmazione genetica e culturale. È l’ego che lo personalizza, creando il ‘mio’ pensiero, la ‘mia’ idea o la ‘mia’ azione. Un pensiero è uno stimolo esterno impersonale, al quale segue una reazione da parte delle cellule cerebrali. In tal caso, ‘chi’ può essere il padrone della mente?

Madhukar ─ Ieri abbiamo parlato del ricercatore. Oggi puoi parlare della ricerca?

Ramesh ─ Ogni tipo di ricerca si svolge seguendo un processo assolutamente impersonale, che inizia nell’istante in cui il neonato cerca intuitivamente il seno della madre. La vita non è altro che una continua ricerca, qualsiasi sia l’oggetto della ricerca.

Madhukar ─ E la ricerca spirituale?

Ramesh ─ La ricerca spirituale inizia con un ‘io’ che crede di cercare qualcosa e termina con l’annientamento del ricercatore. È un processo che parte dall’identificazione e termina con la fine dell’ illusione e, per un particolare organismo corpo-mente, può arrivare al culmine attraverso la totale dissoluzione dell’ego. La ricerca inizia, procede, e termina, secondo la Volontà della Sorgente. È molto importante comprendere che l’ego non distruggerà sé stesso, ma viene azzerato dalla Coscienza.

Madhukar ─ Durante la meditazione, sovente mi accade di entrare in conflitto con il mio ego. All’inizio, l’insorgere di pensieri indesiderati mi rende irrequieto, poi mi trovo a giudicare me stesso perché condanno e combatto tali pensieri, anziché accettarli come sono.

Ramesh ─ L’ego trae il proprio nutrimento proprio dalla dinamica dell’opposizione nei suoi confronti. Sottraendo nutrimento all’ego, lo si indebolisce, e la propria comprensione si espande. Per questa ragione, io consiglio di accettare l’ego, e di non combatterlo. Molte persone hanno difficoltà ad accettare il proprio ego, perché gran parte dei libri e dei maestri affermano che è l’ego il problema principale e che voi dovete distruggerlo. Il mio concetto, invece è di non combatterlo, ma di accettarlo. Perché? Perché non lo avete creato voi. La Sorgente ha creato l’ego, e la Sorgente stesso è in procinto di distruggerlo.

Madhukar ─ Sembra che il primo passo sia quando all’inizio si diventa ricercatori – e la ricerca ha inizio. Nel mio caso,e’ stata l’esperienza del satori con Osho.

Ramesh ─ Sì. Il processo della ricerca ha inizio con un individuo che è convinto che si possa ottenere l’illuminazione attraverso i propri sforzi e varie pratiche spirituali.

Madhukar ─ A questo punto non solo il ricercatore desidera l’illuminazione, ma lo ritiene quasi un suo diritto: “Otterrò l’illuminazione, perché mi sto impegnando con costanza”. Io stesso ho creduto di poter forzare l’illuminazione. [ridendo]

Ramesh ─ Lo sforzo e la disciplina spirituale possono andare avanti per anni fino a che il processo della ricerca – la disentificazione –raggiunge lo stadio in cui il ricercatore realizza che l’illuminazione può avvenire ma anche non avvenire. In pratica si arriva alla comprensione intellettuale che non esiste altro che la Coscienza, e non esiste un autore individuale delle azioni. Ma se questa comprensione è totale grazie ad una intuizione nel cuore, dipende soltanto dal volere di Dio.

Madhukar ─ Intendi dire che, a un certo punto, il ricercatore comprende di non potere influenzare in alcun modo l’esito della propria ricerca?

Ramesh ─ Certamente! Il successo della ricerca dipende esclusivamente dalla Volontà di Dio, e dal destino dell’organismo corpo-mente. ‘Nessuno’ diventa illuminato; l’illuminazione avviene in un organismo corpo-mente, grazie alla totale comprensione intuita nel cuore che esiste soltanto la Coscienza.

Madhukar ─ Allora il ricercatore dovrebbe sapere quando si avvicina al traguardo? Esistono segni o sintomi grazie ai quali possiamo capire che stiamo per giungere la termine del nostro cammino?

Ramesh ─ È una buona domanda. Vi è un penultimo stadio, che precede la realizzazione finale. Se mi chiedi quali sono i segni di essere vicini o sulla soglia dell’illuminazione, io ti rispondo che è lo stadio in cui, con distacco da qualsiasi esito, uno si domanda: “L’illuminazione? Che importanza ha? Non ha alcuna importanza”. A questo punto l’illuminazione può avvenire in qualsiasi momento.

Madhukar ─ Come si fa a sapere che siamo prossimi a tale stadio, che precede di poco l’illuminazione?

Ramesh ─ Saprai di essere sulla strada giusta se, nella vita di tutti i giorni, ti scoprirai più tollerante nei confronti delle azioni degli altri. In effetti, se non esistono azioni ‘tue’, come puoi condannare le azioni degli altri? In tal modo la vita si semplifica, perché diventa priva di orgoglio, di giudizio, odio e invidia. Raggiunta questo stadio, saprai che la tua comprensione dell’insegnamento è andata più in profondità.

 Emancipazione dall’ego (Ramesh Balsekar)

“Cosa significa «la schiavitù dell’ignoranza»? L’idea di base è la seguente: «Io sono un’entità individuale dotata di libero arbitrio; sono responsabile delle mie azioni e quindi devo essere buono, virtuoso e devo agire bene». Che cos’è la schiavitù dell’ignoranza? È l’ego. «Chi» è felice o infelice? È l’ego che ritiene di essere colui che agisce. Il corpo non può sentirsi felice o infelice; è quindi solo l’ego che si sente felice o infelice. E che cos’è la liberazione? È l’emancipazione dall’alternanza di felicità e infelicità. La liberazione è la comprensione ultima e totale, nel cuore, che nessuno agisce né sperimenta. Ogni religione vi dice di liberarvi dall’ego; però lo dicono proprio all’ego! Si consiglia all’ego di liberarsi dall’ego! L’ego non ha nessuna voglia di suicidarsi. Quindi la vera questione è questa: chi ha creato l’ego? Non l’avete creato voi. Allora, da dove è venuto fuori? Da dove poteva venire se non dalla Sorgente? Chiamatela Sorgente, Coscienza, Energia primordiale, Dio o Consapevolezza, non ha alcuna importanza, purché capiate bene che si tratta della Sorgente, dell’Uno senza secondo. Dunque anche l’ego proviene dalla Sorgente. Ecco perché la chiamo Divina Ipnosi. Sotto l’effetto dell’ipnosi, si pensa di essere separati e si ritiene di essere gli autori delle azioni. […]Solo la Sorgente che ha creato l’ego o questa misteriosa Divina Ipnosi, in alcuni casi, è anche sul punto di dissolvere l’ipnosi. Nel caso di un saggio, l’ego, o senso di separazione, o Divina Ipnosi, o senso di essere colui che agisce, è stato annientato dalla Sorgente stessa.Una volta annientato l’ego, cosa resta nell’organismo corpo-mente chiamato saggio? Rimane la programmazione [(Balsekar chiama programmazione il DNA più il condizionamento ambientale)]. Ecco perché, se vedete dieci saggi, potrete constatare che, in tutti, il senso di essere colui che agisce non esiste più. Tuttavia, ogni saggio è diverso da tutti gli altri saggi e ognuno vive in maniera diversa, perché ognuno di loro ha una differente programmazione. In altre parole: anche dopo la distruzione dell’ego, la Sorgente continua a usare gli organismi corpo-mente, ossia inserendo degli input che portano a determinati output. Perciò gli organismi corpo-mente dei saggi continuano a funzionare esattamente come prima, ma nessuno di loro ritiene di essere l’autore delle proprie azioni.
Se l’organismo corpo-mente di un saggio è stato programmato in modo tale che in lui sorgano spesso degli accessi di collera, questi continueranno a sorgere anche dopo l’illuminazione. L’unica differenza sta nel fatto che prima dell’illuminazione il saggio diceva: «Sono furibondo perché mi sono arrabbiato anche se i miei amici non gradiscono che mi arrabbi. La collera fa salire la pressione sanguigna e non dovrei arrabbiarmi». Questo era il coinvolgimento dell’ego prima che venisse distrutto il senso di essere colui che agisce.Che cosa succede dopo la realizzazione e l’annichilimento dell’ego?Quando la collera esplode il saggio osserva semplicemente l’insorgere della collera e le sue conseguenze. Nel caso in cui, invece, qualcosa avesse suscitato compassione, prima della realizzazione, l’ego avrebbe detto: «Sono compassionevole e la gente dovrebbe rispettarmi». Nel saggio non sorgono pensieri simili. Il saggio osserva soltanto l’insorgere e l’espansione della compassione.La compassione di un saggio può assumere forme diverse. Per esempio, se vede una persona ferita potrebbe curarla; se vede una persona indigente, cercare delle monete in tasca e dargliele. La compassione nasce spontaneamente, ma il saggio non è mai coinvolto nell’azione e non la ritiene «sua».L’unica differenza tra un saggio e un uomo ancora non realizzato sta nel fatto che nel saggio il senso di essere colui che agisce è stato annientato per sempre e osserva gli eventi snodarsi senza ritenere che certe azioni siano «sue» né tanto meno di altri individui. Se qualche azione lo ferisce, il saggio accetterà le ferite e il dispiacere senza provare rancore od odio per nessuno perché consapevole che ogni azione appartiene a Dio, o se preferite: tutte le azioni sono l’opera impersonale della Coscienza.Con la distruzione del senso di essere colui che agisce, il saggio non prova orgoglio, non si sente colpevole, non odio né invidia nessuno. L’assenza di sensi di colpa, orgoglio, odio e invidia rende la vita serena e armonica. Lo scopo della ricerca spirituale è quello di avere nella condizione di veglia la stessa pace di cui godiamo durante il sonno profondo” (Non più confusione, pp. 132-134).

Le cause della scontentezza generale (Ramesh Balsekar)

Nessuna confusione potrebbe sorgere nel ricercatore spirituale se i concetti fondamentali della manifestazione e del suo funzionamento che chiamiamo “vita e vivere” fossero profondamente incisi nella sua psiche. Questi concetti sono i seguenti:

1. La manifestazione fenomenica è l’attivazione del potenziale noumenico dell’Energia-Sorgente-Coscienza; quando l’energia scatenata dal Big Bang si esaurisce, la manifestazione attivata torna al potenziale, fino a che non si verifica di nuovo un evento simile.

2. La totalità della manifestazione fenomenica è la totalità di tutti gli oggetti di ogni specie immaginabile; una pietra, un albero, un animale, un essere umano ecc. fanno tutti parte della totalità della manifestazione.

3. Quel che succede in ogni momento per ogni oggetto manifestato può avvenire soltanto in accordo con la Legge Cosmica in vigore fin dal primo giorno della manifestazione e fino a che questa non ha termine. Nessuno può arrivare a conoscere le basi di questa Legge Cosmica impersonale.

4.Il Creatore ha infuso nell’oggetto chiamato essere umano:

a) un’anima-vita animale con i sensi, con una comprensione o consapevolezza attiva in quanto elemento funzionante attraverso i sensi;

b) una mente-intelligenza che crea l’identificazione dell’ego con un corpo particolare e un nome in quanto entità separata, munita di libero arbitrio e del senso di essere l’autore dell’azione.

5. La manifestazione, fondamentalmente, funziona sulla dualità, ossia sull’esistenza costante di opposti polari di ogni genere, come maschio e femmina, bellezza e bruttezza, bene e male, salute e malattia, conoscenza e ignoranza, luce e oscurità ecc.

Il saggio è tale perché ha accettato questo fatto; ha realizzato che la sua programmazione è una combinazione di elementi positivi e negativi, che non può essere un essere umano perfetto (e che nessuno può esserlo); in questo modo è capace di accettare gli eventi, senza giudicare mai niente e nessuno. In altre parole: egli è in grado di accettare, senza difficoltà alcuna, “Ciò che E”, ovvero quello che avviene nel momento presente. La persona non realizzata, generalmente, non è capace di accettare questa dualità come fondamento della vita e del vivere; osserva ogni cosa con occhio critico e, nelle varie situazioni di dualità che la vita le presenta, vive un’altalena di preferenze. Per questa ragione molti si sentono perennemente scontenti e frustrati.

In altre parole: il saggio, avendo accettato le dualità della vita, vive con un atteggiamento di grande tolleranza e quindi gode di una pace costante, sentendosi appagato e tranquillo; al contrario la persona non realizzata vive immersa nel dualismo, e passa da una preferenza all’altra il che la porta a giudicare e a fare dei continui paragoni, rifiutando ciò che il momento presente le offre. Questa situazione porta con sé profondo scontento, cattivo umore e confusione.

6. Un altro aspetto della vita che non viene afferrato chiaramente è quello della sua incertezza. Nessuno può sapere ciò che avverrà il momento seguente, dolore o piacere, e nessuno può evitare né l’uno né l’altro. La ricerca spirituale non ha niente a che vedere con tutto ciò. Ci sono ricercatori che non hanno afferrato questo concetto e si rivolgono a uno Swami nella speranza di ridurre la propria sofferenza fisica, psicologica o economica, ma in questi casi non si può parlare di ricerca spirituale. C’è bisogno di chiarezza. Anche i migliori tra i saggi hanno dovuto sopportare la sofferenza.

Se per ridurre la propria sofferenza una persona compie degli sforzi impegnandosi in pratiche spirituali di ogni genere, non potrà evitare enormi sensi di frustrazione e maggiore confusione. Cito il caso di un importante uomo politico che aveva annunciato pomposamente di aver perso la fede in Dio perché, prima di mettersi in viaggio, sua moglie si era recata in un certo tempio, e nonostante questo, durante il viaggio era morta in un incidente. Un altro devotissimo ricercatore spirituale si vantava di non avere mai omesso, neppure per un solo giorno, di compiere i suoi rituali devozionali (puja). Quando suo figlio morì, l’uomo accettò il fatto con coraggio e adottò un parente come figlio, ma anche questo figlio adottivo morì in un incidente. Questo fatto lo fece sentire così frustrato che entrò nella stanza dove aveva allestito un piccolo altare, raccolse tutte le statuette delle divinità in un sacchetto e le buttò nel pozzo (è accaduto in un villaggio molti anni fa); dopo di che egli non celebrò mai più alcun rito devozionale, né partecipò a cerimonie religiose. Ogni cosa è predeterminata; non esiste pratica spirituale con cui poter ridurre il dolore o aumentare il piacere assegnatoli dal Creatore secondo la Legge Cosmica. Se il ricercatore spirituale ignora questo aspetto rischia di prendere una grossa cantonata.

7. Il Buddha ha affermato: “L’illuminazione significa la fine della sofferenza”. Questo potrebbe creare confusione se non si comprende che la sofferenza è causata dall’individuo che crede di avere il libero arbitrio e d’essere colui che agisce. I sensi di colpa e i rancori sono le conseguenze ovvie di una erronea comprensione. Soltanto la piena accettazione del fatto che non esiste, in nessun caso, un individuo che agisce potrà rimuovere questo tipo di sofferenza e di ansie.

Da Non più confusione di Ramesh Balsekar

pag 237-240

“Fumo e preghiera” di Ramesh Balsekar

Due giovani monaci studiavano in seminario, ed entrambi erano incalliti fumatori. Il loro problema era: “Posso fumare mentre prego?” Non riuscendo a risolverlo, decisero di rivolgersi ai loro superiori. Più tardi, uno chiese all’altro che cosa gli avesse detto il superiore. “Sono stato rimproverato aspramente solo per aver parlato del fatto”, disse il primo. “Ed il tuo superiore, cosa ti ha detto?”. “Il mio fu molto compiaciuto”, disse il secondo. “Mi ha detto che facevo benissimo. Ma dimmi, che domanda gli ha fatto?” “Gli ho chiesto se posso fumare mentre prego.” “Te la sei voluta tu. Io gli ho chiesto: posso pregare mentre fumo?” Tratto da: “La Coscienza Parla” Ramesh Balsekar – Ubaldini Editore

Libero arbitrio o destino? A «chi» importa?

Gli insegnamenti unici di Ramesh Balsekar un libro di Ramesh S. Balsekar  Editore: Laris  Collana: Jnana Marga

Nulla accade che non debba accadere, gli individui sono semplicemente dei personaggi all’interno di una commedia. Non c’è nessuno a cui dobbiamo nulla e nulla ci deve essere restituito; per questo non ha senso porre questioni riguardanti il biasimo o l’errore. Quando un ricercatore analizza e pondera l’insegnamento di Ramesh per la prima volta, anche se ha iniziato la sua ricerca da moltissimi anni, resta spesso esterrefatto. Certi Maestri insegnano a combattere l’ego o ad uccidere l’ego. Invece Ramesh suggerisce di accettarlo. Chi ha creato l’ego? La Sorgente lo ha creato e, in determinati casi, la Sorgente stessa lo sta distruggendo. Ramana Maharshi era solito dire: “La vostra testa è già in bocca alla tigre”. Questa sua famosa frase significa che non si può evitare il processo avviato dalla Sorgente e tanto meno tentare di combattere l’ego. Continuando a combattere l’ego, la tigre manterrà la bocca aperta per secoli. Accettando l’ego la tigre lo eliminerà in tre secondi, in un sol boccone.

RAMESH – Sotto certi punti di vista il mio insegnamento è molto particolare, oserei dire unico. Di solito quando si ricevono degli insegnamenti si prendono appunti, si studiano e memorizzano le spiegazioni e poi si cerca di metterli in pratica. Io, invece, vi suggerisco di dimenticare le mie spiegazioni e di lasciare che l’insegnamento penetri da solo. Perché vi dico che è importante dimenticare l’insegnamento?

‘Chi’ vuole ricordarsi l’insegnamento? È l’ego.

Dimenticatevi l’insegnamento, perché l’ego vorrebbe usarlo per realizzare o raggiungere uno scopo! Viceversa, se dimenticate l’insegnamento, funzionerà da solo e vi porterà alla comprensione ultima.

In un’era in cui la personalità individuale viene particolarmente accentuata e si tende a sottolineare l’importanza di ciò che uno ha “fatto”, conseguito o creato per raggiungere una “realizzazione” mondana, gli insegnamenti non dualistici di uno dei più importanti Maestri contemporanei di Advaita Vedanta, Ramesh Balsekar, lasciano il lettore senza parole per la chiarezza che contengono.


Ramesh S. Balsekar è un saggio realizzato nostro contemporaneo, l’essenza del suo insegnamento è la stessa di Ramana Maharshi e del suo Maestro Nisargadatta Maharaj. In Balsekar si riflettono la mentalità occidentale e quella orientale, le sue opere, profondamente chiare e soffuse di una sottile vena di umorismo, ci insegnano a rendere la vita molto più semplice. Intimamente familiare con i classici Taoisti e Chan, ha anche profonde nozioni dei nuovi paradigmi della Meccanica Quantistica. Ramesh è forse al momento il più chiaro e interessante Maestro spirituale per ciò che riguarda la filosofia di non dualità, negli ultimi 20 anni i suoi libri sono stati tradotti in 14 lingue ed entusiasmano quei ricercatori che sono arrivati ai livelli più sottili della comprensione ultima.Nato in India, a Bombay, il 25 Maggio 1917, ha studiato in Inghilterra all’Elphinstone College e si è laureato in Economia alla London School.Ha lavorato 37 anni nella State Bank of India, di cui è poi divenuto Presidente pochi anni prima di andare in pensione nel 1968.Ramesh è sposato ed ha condotto una normale vita di famiglia fino al momento della sua realizzazione, quindi la sua vita può esserci d’esempio confermandoci che una vita nel mondo non è di ostacolo alla realizzazione del Sé.Ramesh Balsekar ha iniziato ad insegnare nel 1982 e da allora ha guidato seminari negli Stati Uniti ed in Europa e la porta della sua casa di Bombay è aperta ogni giorno a tutti i ricercatori di Verità, senza distinzione alcuna.Avendo raggiunto una profonda e notevole capacità di comunicare la comprensione dei concetti non dualistici che lo hanno portato all’illuminazione, li elabora con estrema chiarezza comparandoli a quelli del suo Maestro Nisargadatta Maharaj, del Buddha, e Ramana Maharshi, senza mai tralasciare le più importanti Scritture Vediche ed alcuni testi Taoisti.

Non più Confusione – Come vivere senza stress la ricerca spirituale – Laris ed.

Che cos’è la realizzazione del Sé? Che cosa significa esattamte? Cosa possiamo fare? La risposta dì Ramesh S. Balsekar è molto breve e semplice: “Non esiste tecnica al mondo che possa esservi di aiuto, ma esiste solo la comprensione della Verità“. Non più Confusione porta il sollievo di una verità finalmente esposta con chiarezza e in termini moderni, eliminando qualsiasi ambiguità con una trasparenza incisiva e profonda. La causa fondamentale di quasi tutte le relazioni “insoddisfacenti” si riassume in qualcosa che l’altro ha fatto o non fatto, quindi ha origine nella ‘presunzione’ di essere noi – o gli altri – gli autori delle azioni. Una relazione potrà essere serena solo nella totale accettazione delle parole del Buddha: “Gli avvenimenti accadono, le azioni vengono compiute, ma non esiste un’entità individuale che agisce”.Ramesh spiega come funziona l’ego e quanto deleteri siano gli inutili sensi di colpa dovuti ai condizionamenti. Compresi i suoi concetti di non dualismo, si può vivere costantemente sereni, in armonia e in pace con noi stessi e con gli altri.L’ego deve convincersi che la sua “esistenza” è solo divina ipnosi e che la nozione di libero arbitrio o di volizione poggia sulla programmazione dell’organismo corpo-mente (geni + condizionamento ambientale) sulla quale esso non ha alcun controllo.

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Lettera a Dio (Ramesh Balsekar)

Caro Dio,
questa e’ la mia testimonianza scritta di eterna gratitudine a Te.
Mi hai dato una nascita in una rispettabile famiglia Hindu, ma non cosi in alto nella societa’ da rendermi superbo.
Mi hai dato un bel corpo, ammirato per la sua perfezione, ma abbastanza piccolo affinche’ mi mantenessi modesto.
Mi hai dato un’ottima educazione che mi reso la vita agevole, ma non cosi agevole da rendermi presuntuoso.
Mi hai dato molte soddisfazioni nella pratica sportiva, abbastanza per esserne soddisfatto ma non orgoglioso.
Mi hai dato una carriera importante per la quale sono stato ammirato* ma non cosi importante da rendermi arrogante.
Mi hai dato una moglie e una famiglia per la quale ti saro’ sempre grato, ma non mi hai risparmiato alcune esperienze dolorose per non farmi dimenticare cio’ che tuttavia la vita e’, ed esserti sempre grato per cio’ (che mi hai dato).
Non ti sei dimenticato di sottopormi a un adeguato numero di tentazioni nella mia vita in modo che io non potessi essere critico verso gli altri che avevano a che fare con le loro proprie tentazioni.
Ora ho 84 anni e forse l’unico desiderio che mi e’ rimasto e’ che la lunga vita che mi hai donato giunga al suo termine senza tribolazioni, ma qualora anche ci fossero so che mi darai la forza per proseguire.
Mi hai dato molto per mostrarmi quanto poco sia necessario per essere soddisfatti e quanto invece possa essere donato.
E indubbiamente, piu’ importante di tutto, come se tutto cio’ che mi hai donato non fosse abbastanza, hai coronato la tua opera usando questo apparato corpo-mente per convogliare al mondo il piu’ importante messaggio dell’Advaita.
Veramente io, sono benedetto.
Oppure, in verita’, mio amato, non hai benedetto te stesso?!
‘Infine, mi viene da pensare, se Tu avessi progettato per Te Stesso una vita nel fenomenico, avrebbe potuto essere tanto diversa da questa?’
E per questo pensiero, non ci sono abbastanza lacrime per lavare i tuoi Noumenici piedi.

Ramesh Balsekar

ramesh

Libera traduzione

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One thought on “Ramesh Balsekar – l’ultimo saggio Advaita

  1. Davvero degli scritti illuminanti, la lettera a dio è stupenda! Sembra quasi collimare con l’idea buddista del giusto mezzo, in fondo beato l’uomo che basta a se stesso :) Grato, soddisfatto ma non arrogante e troppo pieno di se (direi di ego). Grazie per condividere

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