Yoga tantrico Kashmiro: La flessione laterale

L’articolo che oggi andiamo a proporre è estratto dai Quaderni Yoga della associazione Y.A.N.I. (Yoga Associazione Nazionale Insegnanti www.insegnatiyoga.it) – PERCORSI YOGA N. 61 – ANNO XIII

Intervista a Patrizia Sannino raccolta da Emina Cevro Vukovic

…la breve intervista di questa sezione raccoglie la viva esperienza di alcuni insegnanti e ci mostra …interessanti spunti sulla progressione, la cautela, ma anche i vantaggi del proporre gli allungamenti laterali.

 D: Inserisci le posizioni di apertura laterale nell’insegnamento proposto?

R: Ovviamente si e molto di frequente

D: Perché? Quali utilità trovi abbiano le aperture laterali?

R: Perché le trovo tra le pose più interessanti per percepire:

  • Le resistenze strutturali nell’incontro con il limite, la densità
  • L’alternanza di respirazione tra i due polmoni e il suo ampio potenziale per quanto riguarda la pulizia degli alveoli e dei bronchi nonché la loro rinnovata elasticità
  • Lo spostamento degli equilibri sugli appoggi – in piedi o seduti
  • L’incidenza della forza di gravità – in piedi, seduti o supini
  • L’eco che segue l’esecuzione, la vibrazione che si sprigiona sul piano corporeo e sulla percezione dei diversi volumi, delle lunghezze, dell’espansività di alcune aree  e la densità di altre, delle linee di collegamento con lo spazio che si dispiegano in esso

 D: Come conduci la pratica?

R: In linea di massima seguo uno schema piuttosto preciso facendo precedere le estensioni laterali da:

  1. un allineamento del tronco che ha lo scopo di percepire la propria verticalità, il rilascio delle anche e delle spalle e la distensione delle gambe (nella seduta e nella statica eretta)
  2. estensione del tronco. Spesso propongo una prima alternanza sinistra/destra e una successiva  sincronizzazione  esplorando diversi movimenti delle braccia per consentire una maggiore presa di coscienza del respiro (che suggerisco come “un movimento che, inspirando, riempie lo spazio in tutte le direzioni dal basso verso l’alto ed espirando svuota lo spazio mentre scende”), una mobilizzazione delle varie articolazioni e un riscaldamento muscolare globale del tronco e delle braccia
  3. poi introduco la flessione laterale. Inizio con qualche movimento dinamico dando alcuni rimandi di tenuta addominale e di ascolto delle tensioni che suggeriscono l’arresto prima del limite
  4. e in ultimo lascio tempo alla posa affinché altri ascolti possano essere esperiti

Didatticamente  fornisco di volta in volta,una serie di  indicazioni che possano portare l’allievo a:

    • esplorare i punti di contatto con la terra e rilasciare eventuali  resistenze (il pavimento diventa morbido sotto agli ischi o alle piante dei piedi)
      Questo consente – a seconda delle possibilità di ciascuno – di scaricare la schiena dalle tensioni preesistenti o parassitarie
    • portare l’attenzione al rilascio delle gambe e alla libertà delle anche (nella posa seduta)
    • rilasciare le spalle (evocando un liquido sprofondare delle “sfere/spalle” nel pavimento o un percepirle “galleggiare nello spazio come piccole zattere senza peso”)

Mantenendo quanto sopra esposto, evoco la tenuta addominale che porta l’onda dell’espiro a concentrare la sfera ombelicale. Questa densità non viene meno durante l’onda espansiva dell’inspiro.

La presenza viva e chiara della “cintura” è una delle basi che consentono la “presa” e il mantenimento della posizione nel giusto rilascio delle catene posteriori e l’equilibrata protezione della regione lombare (spesso fragile e contratta).

Nella conduzione della lezione l’accento può essere maggiormente posto sui particolari più grossolani (fisici, muscolari) o più sottili (respiratori, spaziali, meditativi)  a seconda della posa di estensione proposta (ardha chandrasana, trikonasana, janu shirsasana ecc. e loro varianti) ed in funzione dell’armonia globale della lezione oltre che del gruppo e del momento della giornata nella quale sta avvenendo la lezione.

D: Quali sono gli effetti o i riscontri?

R: La lateralità delle pose di estensione ed il mantenimento prolungato per qualche minuto portano a percepire che:

–          sul piano di annamaya kosha il diaframma si libera dalle tensioni  accumulate nel corso della giornata, grazie alla sua estensione lateralizzata ed al ritrovato spazio delle regioni digestive, così frequentemente compresse e congestionate.
Attivano il fuoco gastrico migliorando la motilità peristaltica.

Contribuiscono a rinforzare la cintura addominale e ad aprire gli spazi intercostali, spesso compressi da tensioni, emozioni “congelate” nel torace e nell’addome. Ripuliscono ed elasticizzano i nostri fondamentali organi emuntori: i polmoni.

–          Il corpo energetico (pranamaya kosha) è percepito come un rinnovato senso di leggerezza, di lucidità e di scarico emozionale.

–          La mente si presenta quieta e svuotata, pronta per accogliere i successivi stadi della pratica, siano essi di rilassamento (yoga nidra)
meditazione, pranayama o purificazione (kapalabhati).

Tutto questo può aiutarci, di volta in volta, a scoprire come i nostri sistemi siano profondamente condizionati dalla variegata mutevolezza delle  nostre aspettative, rigidità, paure, agitazioni e necessità di “fare”. Patrizia Sannino

Come potrebbe dire Eric Baret:

“Quando il presentimento della gioia di esistere

sboccia

attraverso un barlume di coscienza,

allora

realizziamo

il senso ultimo dell’esistere.

Allora, il centro della vita si presenterà:

è gioia.”

 

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