Nutrirsi: il gioioso risveglio del Senso Sacro (Eric Baret)

L’articolo che oggi andiamo a proporre è la prima parte di una raccolta di lezioni e conversazioni tenute da Eric Baret durante diversi seminari avanzati di Yoga Kashmiro estratti, elaborati e redatti da  Patrizia Sannino. Buona vita Franco H. il tantrika

Riflessioni ispirate dagli insegnamenti di Eric Baret 

“Lo spazio, cioè il pensiero e l’emozione, è la prima energia nutriente, ancor più della terra, dell’acqua, del fuoco e dell’aria” (E. Baret)

 Pur trovandoci in ambito yogico non è facile parlare del rapporto che ciascuno ha con gli alimenti e quali siano i corretti comportamenti da adottare perché anche il cibo faccia parte integrante del processo di trasformazione di ciascuna persona.La tradizione metafisica Vedanta ci indica che il primo dei corpi che costituiscono l’essere umano è  grossolano e chiamato “corpo di nutrimento” (Sthula Sharira ).Nella pratica dello Yoga, si attiva costantemente l’esperienza con il “rivestimento” di questo corpo (Annamaya Kosha); infatti in esso, più o meno consapevolmente, trascorriamo tutta la vita.Con il tempo, attraverso questa arte, si esploreranno gli altri quattro corpi e rivestimenti, integrando il grossolano con il sottile.A partire da questo assunto, si potrebbe volgere lo sguardo più lontano analizzando quali sono i cibi dei quali ci si nutre più frequentemente, approfondire la ricerca per comprendere quale sia la qualità dei vari alimenti: caratteristiche nutritive (1) ed energetiche.Questo cammino di analisi porterebbe ad un esame mirato a valutare quanto l’alimentazione sia conforme alle necessità del proprio corpo ed al proprio stile di vita.Seguendo quanto suggerito da Eric Baret, sarebbe interessante cominciare questo percorso personale attivando una serie di riflessioni sull’argomento:

–  cosa mangiamo e come

– quali sono gli effetti della nostra alimentazione sulla qualità della nostra vita (energetici e psicologici)

–  quali sono gli effetti sul nostro stato di salute

Attraverso la profonda ed estesa qualità dell’ascolto di sé, la tradizione dello Yoga Tantrico Kashmiro può facilitare la comprensione delle proprie scelte.

Forse per molti di voi sarà già chiaro il fatto che il cibo, in questo nostro tempo di esasperazione industriale, di iper-alimentazione, di bisogni indotti dai media e dalla pubblicità, non risponde quasi mai al ruolo di “nutrimento”.

Nutrimento per il corpo fisico.

Nutrimento per il corpo energetico.

Nell’attuale contesto sociale tutti consigliano tutto ed il contrario di tutto, ciascuno crede di “dover” difendere il proprio punto di vista rispetto alle scelte da adottare ed alla loro “presunta” validità, mentre il suggerimento continuo ed incessante che proviene da Eric è quello di “porci in ascolto”.E’ soltanto attraverso questa attitudine che potremo condurre una progressiva e chiarificante esplorazione delle nostre modalità di comportamento anche rispetto a ciò che mangiamo.

Ascoltare significa essere presenti e vuoti.

Essere qui nell’istante.

Presenti alle sensazioni che emergono rispetto alla situazione.

Presenti alle sensazioni corporee prima di tutto!

Il nostro corpo (sempre Annamaya Kosha) non è un organismo ottuso e silente ma un universo di possibilità esplorative: di tattilità vibrante e accesa, di visceralità mobile e radiante, di liquidi travasi emozionali percepibili nelle fibre e negli organi profondi, di opacità che nascondono sensazioni di immensa luminosità e chiarezza! Torniamo un passo indietro:  cosa accade nel momento in cui ci alimentiamo?Ponendoci in quell’ascolto tante volte esercitato durante la pratica che ci guida nella presenza e ci mantiene in contatto con il momento “qui ed ora”, ci renderemo conto che molto di ciò che avviene durante il nostro pasto non ha quasi nulla in comune con il “gesto sentito” del nutrirci.Quando scegliamo un cibo, spesso viene adottata in modo inconsapevole una delle modalità più radicate del nostro comportamento:  una attrazione (dvesa) o un’avversione e repulsione (raga). Generalmente “l’attrazione” porta automaticamente verso quei cibi che  danno l’illusoria e fugace impressione di colmare un vuoto o di esaudire un desiderio per poi rendersi conto, poco dopo, che quelle sensazioni sono nuovamente presenti dentro di noi. Al contrario, nell’essere prevenuti, rifiutiamo (avversione) un cibo che, spesso per effetto dell’ignoranza (avidya) riteniamo repulsivo o inutile. (2)

Per cominciare il cammino di esplorazione del nostro rapporto con ciò di cui ci nutriamo, Eric ci esorta ad iniziare partendo dall’osservazione del nostro legame affettivo con ciò che è caldo e zuccherato.Un legame che ci riporta alle sensazioni provate durante l’allattamento: il latte materno infatti è caldo e leggermente dolce. Ma se è vero che quando siamo piccoli non abbiamo altra possibilità di nutrirci, nel momento in cui iniziano a crescere i primi denti, le cose cambiano sensibilmente e progressivamente. Ma per molti adulti non c’è mai un vero affrancamento da quel legame antico e profondo che coinvolge tutta la sfera psichica e si riflette in molti altri ambiti della nostra vita personale e sociale.Quando Baret ci parla della funzione della masticazione, ci induce a riflettere sul fatto che tutti i denti di cui siamo dotati hanno una loro utilità nel piano creativo dell’essere umano!Masticare lentamente consente alle mascelle di espletare la loro importante funzione: la digestione comincia nella bocca perché lo stomaco non ha denti.

Molte persone masticano frettolosamente senza dare tempo alla dentatura di tritare il cibo escludendo l’essenziale possibilità di essere assaporato dai sensori all’interno della bocca e facilitare il processo di assimilazione dei nutrienti in esso contenuti durante le varie fasi della digestione; spesso il cibo viene inghiottito troppo caldo o troppo freddo; ogni tanto si rileva che quel sapore è – più o meno – gradevole; nel frattempo l’attenzione è rivolta all’ascolto dei vicini, della televisione o della radio, si insegue – o si è inseguiti – dalle mille sollecitazioni mentali del momento: cose da fare, eventi della mattinata, strategie per il pomeriggio, un turbine di attività (pensare, parlare, ascoltare con le orecchie) che ci proiettano lontani anni luce dal nostro corpo e dalla possibilità di essere presenti nel qui ed ora, in comunione con il pasto e la preziosa occasione di  ascolto sensoriale che ci offre.La masticazione è molto utile anche per l’esplorazione dei gusti: via via che il cibo viene triturato, vari sapori si presentano, soprattutto per quanto riguarda gli alimenti crudi e freschi, quindi ancora pienamente vitali.

Secondo Eric Baret anche l’abitudine di cuocere il cibo è una forma di infantilismo che mantiene questi riferimenti psicologici di dipendenza affettiva che sono legati allo stesso immaginario di aver bisogno di essere amati, accuditi, rispettati eccetera.

Il cibo dovrebbe “cuocere nella bocca” durante la fase di masticazione ed essere portato alla temperatura di 36 gradi, ovvero la temperatura del nostro corpo poiché così verrebbero mantenute tutte le proprietà necessarie al nutrimento cellulare ed energetico. Il numero dei pasti assunti durante la giornata è molto individuale, ma ancora una volta, nella visione dello Yoga, la colazione del mattino appena svegli, non è funzionale: alla mattina – in tutta la natura – l’energia è ascendente e lo rimane fino a mezzo giorno, l’una;  queste sono le energie che vengono stimolate quando si pratica all’alba: in questa circostanza introdurre del cibo può provocare il blocco di tutte le energie che sono state attivate nella pratica. Trascorsa almeno una mezz’ora dal termine della pratica, si potrà bere una bevanda, anche calda. Masticare intensamente l’acqua che andrà a mescolarsi ai succhi digestivi senza creare ostacoli. Nel corso di un incontro residenziale, a proposito della irrinunciabile abitudine di fare colazione, Eric diede una serie di spunti di riflessione precisi definendo questa abitudine come “un modo per perpetuare ogni mattina il nostro rituale sociale di necessità di ricomposizione affettiva, la nostra ricerca di sicurezza, il nostro sempre insoddisfatto bisogno di essere amati.” Il pasto essenziale della giornata, dovrebbe essere consumato tra le 12 e le 13 e idealmente sarebbe buona regola allontanarsi da tavola con una leggera sensazione di fame. Per quanto riguarda la cena, per una persona d’età intorno ai 50 anni non è  controindicato un pasto leggero. Idealmente bisognerebbe assumere cibo molto presto ed avere ancora dell’attività fisica per 4-5 ore prima di coricarsi.Dopo i 50-60 anni il pasto della sera dovrebbe essere occasionale oppure veramente molto leggero.

Riporto altri spunti emersi durante un incontro di studio con il Maestro:

  • La base di un’alimentazione equilibrata quasi sempre è costituita da cereali completi (integrali e consigliata la provenienza biologica).

Bisognerebbe ad ogni costo evitare le farine e i cereali raffinati che ricoprono con uno strato di albumina gli altri elementi e le pareti digestive e che non soltanto non portano niente in quanto a vitalità, ma impediscono l’assorbimento di minerali preziosi quando li si mescola ad alimenti completi o più naturali.

Per cui riso, grano saraceno, miglio, quinoa, frumento, farro, amaranto, ecc. quando sono stati  tenuti a bagno tutta la notte, lavati, possono costituire la base della nostra alimentazione.

La quinoa e il grano saraceno germogliano, quindi possono essere assunti a diversi stadi di germinazione. Il più importante è il primo giorno dopo essere stati ammollati, quando l’energia è appena stata attivata

  • Ciascuno di noi avrebbe la possibilità di fare germogliare i semi; questo è anche un modo intelligente e più economico dell’acquistare verdure ed è di migliore qualità. Idealmente questo dovrebbe essere il cuore dell’alimentazione.
  • Salvo per i bambini, il latte non è un alimento raccomandato per l’adulto che non ha più gli enzimi necessari a digerirlo correttamente, quindi idealmente potrebbe sparire dall’alimentazione soprattutto dopo i 40-50 anni ancor più per gli uomini che per le donne. L’immaginario del famoso calcio contenuto nel latte è una disinformazione veramente infelice.
  • La frutta andrebbe mangiata molto matura, quando gli zuccheri sono trasformati. Con la buccia se non è stata trattata chimicamente ed in quantità ristretta proprio a causa dello zucchero, ma questo valutando anche l’attività fisica che viene condotta durante la giornata.
  • Semplicemente il buon senso suggerisce di mangiare frutta e verdura del proprio ambiente circostante, e geografico, anche per evitare di inquinare il mondo facendo viaggiare questi prodotti da un capo all’altro del pianeta.
  • L’olio non cola direttamente dagli alberi: essendo considerato a pieno titolo un alimento  dovrebbe essere usato con grande moderazione. Per consentire all’organismo un apporto completo di tutti i nutrienti è consigliato di variare gli olii scegliendo il più possibile prodotti di qualità, possibilmente biologici ed ottenuti con spremitura a freddo.
  • Condimento e spezie stimolano il gusto; per contro dovrebbero essere utilizzate in modo che si integrino funzionalmente con il corpo: ad esempio la curcuma ha un effetto rinfrescante e potrebbe essere integrata con un pizzico di pepe nero o ugualmente con qualche pizzico di cardamomo. A questo proposito si possono fare degli studi funzionali in cui ciascuno potrà utilizzare creativamente il proprio sentire (ciò di cui abbisogna secondo la stagione, la propria età e tipo di vita) e ciò che gradisce al palato.
  • Il sale non dovrebbe far parte della nostra alimentazione; solitamente viene usato per coprire una mancanza di sapore  dovuta alla cottura e all’insufficiente masticazione dell’alimento. Necessario per la crescita della cellula fino a 18-19 anni, una volta che questa tappa è raggiunta, il solo sale necessario è quello presente naturalmente negli alimenti
  • La nozione di “dieta” è totalmente a parte rispetto ad un’alimentazione intelligente. Non conta quello che si “mangia” per una quindicina di giorni, ma quello che ci nutre per una vita intera. Pur rispettando le eccezioni, matrimoni o funerali, ciascuno dovrebbe seguire un regime alimentare di base funzionale per le proprie esigenze e caratteristiche; se le basi sono state stabilite non c’è alcun inconveniente ad includere di tanto in tanto qualche eccezione, ma se la base della nostra nutrizione non è stata stabilita in modo funzionale il fatto di passare a regimi ristretti (diete) può molto facilmente portare a delle patologie corporee.

Quindi è fortemente consigliato evitare delle diete restrittive – solitamente adottate per brevi periodi e con motivazioni di scarso rilievo – dopo le quali tornare ai propri regimi alimentari non funzionali.

Ciascuno dovrebbe esplorare e scegliere il cibo con cui nutrirsi come sceglie un abito e vedere come corrisponde alla risonanza dell’istante. Non c’è da prepararsi in precedenza, può essere fatto puramente nell’attimo, in una scoperta naturale. (E. Baret)

 un abbraccio di luce da Patrizia Sannino

Alimentazione - Baret 1

(1)  La nutrizione è il fenomeno studiato dalla  biologia che dispone gli organismi viventi, dalle cellule procariote agli organismi complessi, a rifornirsi, alimentandosi dei composti necessari a sostenere il loro metabolismo e quindi la loro vita. Le sostanze nutritive vengono variamente prelevate dai viventi principalmente dall’ambiente esterno. (fonte Wikipedia)

(2) Dei Klesha ne parla Patanjali nel secondo libro “SADHANA PADA” degli Yoga Sutra (500 d.C.) e ne approfondiremo i contenuti in un prossimo articolo.

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