In questi piccoli corpi….

E’ un periodo di grandi movimenti, di energie che si muovono,  di stranezze climatiche, di nuove iniziative, di nuovi incontri e di amici che ritornano, “La vita è pulsazione!” e Genova del resto è un porto di mare…

Da qualche tempo sono a corto di nuovi articoli, soprattutto perchè vorrei scriverli completamente in autonomia e non citando altre fonti, pur sovente riconoscendoli  migliori dei miei e quindi sarebbe più opportuno proseguire per questa strada… ed io sono a rincorrere il tempo. Non sembra anche a Voi che il tempo scorra più veloce e che non basti mai? A parte le battute sono molte, tante le cose che stanno accadendo che ci rallegrano per il senso positivo che trasmettono. Sembra di essere in una festa itinerante e noi come “flaneur” ci lasiamo condurre… meravigliati, stupiti ed anche un poco oziosi ;o) ….in questa voluttà che cerchiamo di  dilatare, di rallentare….

Quindi per oggi ( mi spiace per i lettori avidi)  non ho preparato un articolone, ma qualche aforisma saltato fuori da un libro o persino da un CD …perchè come dicono in oriente tutti i rivi sfociano poi nel grande mare, nell’oceano della vita.

Quando l’agitazione si calma, nasce lo stato supremo” Vasugupta, Spandakarika (testo shivaita)

L’intero universo è soltanto un’espressione, proiezione dell’Essere, del Sé. In questo piccolo corpo potete avere l’esperienza dello spazio infinito” Sri Sri Ravi Shankar
 
Ogni percezione ha la possibilità di riassorbirsi nel silenzio e porta alla Coscienza Eric Baret
 
“C’è soltanto un sé. il sé cosciente, il signore Shiva, nientaltro esiste” Pratyabhijnahridayam (testo shivaita)
 
sadhu-Pashupati

“La presenza è il sentimento di essere (essere lì) nell’esperienza chiara e precisa del “io sono” E’ stare semplicemente con ciò che c’è, nella piena disponibilità. La presenza è essere disponibili ad ascoltare l’inatteso.” Ascolti Profondi. Franco 

Franco Hindie il tantrika

Buona vita

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3 thoughts on “In questi piccoli corpi….

  1. In realtà quasi nessuno di noi inventa cose nuove, caro Franco, rielaboriamo solo cose che, in un modo o nell’altro, abbiamo appreso :-) D’altrocanto, quando ci troviamo di fronte una lettura o una lezione interessante, è perché in realtà tale lezione è già in noi, anche se forse non ne abbiamo una chiara percezione. Per questo un certo passo ci colpisce: riconosciamo in esso qualcosa che abbiamo già, e che quel passo risveglia.
    Così, io non mi preoccuperei troppo del fatto di proporre estratti da testi altrui: nel momento stesso in cui li usi e proponi, significa che li hai già fatti tuoi :-)
    Nell’ultimo “articolo” sul mio blog ho parlato dell’Advaita Vedanta, nel mio piccolo naturalmente :-) Devo dire che mi hai incuriosito citando lo schivaismo kashmiro come superiore a questo e al buddhismo, soprattutto perché, ad una prima lettura, non è che – a parte gli “aspetti esteriori”, che probabilmente sono condizionati dalla cultura locale – la loro essenza sia così differente. Se mi proponessi un estratto da uno di questi, senza citare le parole chiave che permettono di distinguerne la fonte, non so se sarei in grado di capire da dove arriva. Ad esempio, le citazioni al termine del tuo articolo – le tue incluse ;-) – potrebbero benissimo essere estratte da una qualunque di tali fonti.
    Questo potrebbe significare che se c’è una verità assoluta questa non può che essere riconosciuta laddove vi sia una ricerca seria? O forse, più banalmente, che le origini di queste e altre correnti spirituali sono le medesime? :-| Ai posteri l’ardua sentenza :-D
    Un abbraccio!

    1. Ciao caro
      direi che hai centrato il “problema filosofico” che da sempre viene discusso tra vedantini e sivaiti con coninvolgiento dei buddhisti che seguono l’Ati Yoga… come vedi già siamo sui più alti picchi di già alti sistemi filosofici….Come hai ben notato sommariamente vedanta e shivaismo kashmiro ad uno sguardo superficiale si assomigliano si contemplano e si nutrono, entrambi partono dal concetto a me caro quello della “non-dualità” ma se si approfondisce sempre più lo studio (e quindi la passione diventa anche stile di vita) iniziano ad emergere differenze di passo ed in “alta montagna” queste determinano molto il cammino…. nonostante siano ornai più di dieci anni che frequento il tantrismo ( da 7 quello kashimo), nonostante aver frequentato corsi e aver letto il Vijnanabairava Tantra guidato da Alessandro Manià, profondo conoscitore dello Sivaismo e delle scuole sivaite, dell’Advaita, dell’Ahta Yoga primevio e della kundalini – ma non solo – ad oggi non posso ancora dire di aver esaurito lo studio e riconoscerne pienamente il valore altissimo, credo sia il lavoro di una vita… una cosa al momento posso dire con certezza: che andare ad approfondire non significa far emergere le differenze tra questa tradizione e un’altra, proprio se poi vogliamo esaltarne le qualità non dualistiche… La mente occidentale è sempre con i muscoli pronti al confronto e giudizi… se non addirittura allo scontro…e questi alla fine conducono ad un offuscamento del pensiero anzichè liberarlo; il discernere spinto all’estremo divide, la contemplazione e quindi la meditazione conduce alla comprensione. Comprendere è un atto olistico che interessa il corpo-mente e lo spirto e non solo attraverso l’attività della mente. Questo sovente è un neo di certi vedantini, troppo intenti ad… autoreferenziarsi… ma questo è un’altro discorso.
      La parte per me affascinante dello Shivaismo Kashmiro, dello Yoga Tantrico è la capacità di ascoltare senza giudicare senza andare alla ricerca di un riconoscimento ne di punizione in caso contrario…(egoico intendo) E’ la capacità di ammirare davvero la bellezza dlla vita, per quello che la vita è… senza tentare di modificare nulla, nell’attimo che si presenta….attimo dopo attimo
      Quindi di conseguenza emerge una grande disponibilità di ascolto e una libertà d’abbandono senza eguali…. perciò quando siamo dinnanzi ad una filosofia così alta, anche se ha come etichetta il nome Advaita Vedanta o Paramashiva la cosa importante è lasciarsi sprofondare nel suo più alto messaggio, coglierne le vibrazioni che risuonano nel nostro animo ed anche nel nostro corpo… questo è lo scopo ultimo delle tradizioni “farci risuonare” e non tratternerci nell’elucubrazione, nei dogmi, nella disciplina, nel misurare e nel cercare il pelo nell’uovo…
      Se volessimo la liberazione, essa sarebbe ad un passo da noi, ma a noi non interessa davvero, barcolliamo tra falsi obiettivi e siamo più ancorati alla sofisticatezza del nostro pensiero…con cui giochiamo alla ricerca della perfezione ma di cui siamo inevitabilmente prigionieri.

      grazie per il commento, così d’avermi dato l’opportunità di parlare di queste tradizioni.
      Buona vita
      Franco

      1. Come la rupe massiccia non si scuote per il vento,
        così pure non vacillano i saggi in mezzo a biasimi e lodi
        (Buddha)

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