Ascolto Profondo, cosa è ? Quale esperienza si incontra nella pratica di Yoga dell’Ascolto?

“L’Ascolto Profondo è un gesto, quello di predisporsi ad Ascoltare le vibrazioni del suono e del silenzio, accogliendo ogni pulsazione per ciò che è, tralasciando il giudizio estetico dimenticandosi della mente, consentendo alla vibrazione di espandersi nello spazio attorno e poi dentro di noi: come un respiro, come un’onda. Scendendo gradualmente in profonde meditazioni corporee deposte e dinamiche, si entra in un Ascolto Biodinamico di sé sino a raggiungere stati di rilassamento profondo e possibili esplorazioni di coscienza. Ascolto Profondo significa Ascoltare con i sensi e con il Cuore con la Presenza e la Quiete in un’esperienza molto affine allo Yoga. Lo Yoga dell’Ascolto è un’esperienza percettiva in stato meditativo: un viaggio nell’abbandono, nell’arrendersi che orienta e accompagna a quel “lasciare la presa”, che permetta a chiunque un rilassamento sempre più profondo, meditativo, riequilibrante, rigenerante. Perché Ascoltare conduce alla consapevolezza, ascoltare e meditare sono il “medicare” corpo, mente e spirito”.

Generalmente noi siamo pieni dei nostri pensieri ed i nostri pensieri sono pieni del nostro passato e protesi verso il futuro. In una certa maniera noi siamo sempre pieni di noi e quindi non abbiamo spazio per ascoltare ciò che è di fronte a noi; sia un’esperienza, un’emozione o sia una persona. L’ascolto inizia a sorgere nel momento in cui lentamente  lasciamo andare i pensieri, i giudizi; così la presenza neutrale permette di creare spazio dentro noi stessi.

Nell’ascolto si coglie come l’essenza dell’Universo sia il ritmo binario (contrazione ed espansione, inspiro ed espiro, sistole e diastole, positivo e negativo) eternamente in armonia. Le cellule pulsano, il cuore batte, tutti gli organi hanno un ritmo specifico, la coscienza stessa è un’onda vibratoria che fa parte della legge di simmetria e d’opposizione. Nella misura in cui s’incarna sensibilmente, il ritmo illumina lo spirito e diviene  il luogo di congiunzione della psiche e del corpo. Ma il luogo da cui proviene la pulsazione è il silenzio: la quiete. La fonte della vita. Ed è quello che si va a contattare nell’Ascolto… l’esperienza della profonda quiete interiore ci riconnette con un’energia primaria che diviene presenza tangibile nel corpo sensitivo che andrà ad apprezzarla in un profondo rilassamento.

“Il suono, attraverso la vibrazione, facilita la percezione dell’energia. Il suono fa risuonare il corpo-fisico nelle sue più intime strutture; mentre sul corpo-emotivo fa percepire la manifestazione dell’emozione, della densità e la libera, restituendo la leggerezza.” Jean Klein maestro nella trasmissione  dello Yoga Tantrico Kashmiro secondo la tradizione shivaita.

E, quando non c’è più nulla, quando tutto finisce … che cosa rimane?

…”Nada-Braham ” in sanscrito  “L’Universo è suono”
o anche: “In principio era il Verbo”…

La vita è pulsazione, contrazione ed espansione: vibrazione proiettiva ed  è così che si va a generare il ritmo. Il ritmo è l’architettura dell’essere, la ri-sonanza, la dinamica interna che gli da forma; è la pura espressione della forza vitale concentrata in un punto simbolo dell’Uno, è il manifestarsi dell’energia.  Nell’ascolto si coglie come l’essenza dell’Universo si manifesti nel ritmo binario (contrazione ed espansione, sistole e diastole, inspiro ed espiro, yin e yang,  femminile e maschile, – e +,  yoni e lingam, Sakti e Siva , ecc). Il ritmo è lo shock primordiale (il big-bang) che ha generato la vibrazione, è la potenza che, tramite i sensi, afferra alla radice il nostro essere. La forma vibratoria, sostanza invisibile del visibile, elemento di contatto tra l’immanifesto e il manifesto, il punto-istante nel quale sono contenuti l’infinito e l’eterno, lo spazio sacro ed il tempo, diventa realtà viva e sensibile nel gesto dell’ascolto sensitivo…

“… la vibrazione crea la forma…”

Trascorriamo la nostra vita  inseguendo l’urgenza anzichè l’importanza. Proiettiamo le menti verso l’estetica anzichè la sostanza… predomina l’esteriore a discapito del concreto.

Dovremmo pensare alla vita non come ad un lavoro ma come ad un’arte.

ascolti-profondi-india

Hindie il tantrika

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