Messaggio nella bottiglia (…di spumante?)

Carissim*

le mie apparizioni su questo schermo si sono sempre più diradate, un pò per necessità ed impegni, un pò per non accrescere l’invadenza ormai tipica del WEB e dell’accanimento delle emails, eppure ci sarebbe un diritto alla “praivasi”  come la chiamo io… :o) … ma qualche cosa ogni tanto mi permetto di scrivere, tanto per mantenere i contatti.

L’intento di questo articolo non è proprio quello tradizionale del  Natale, quello di fare gli auguri e scambiare regali,  nè tantomeno quello di raccogliere consensi o di aumentare gli accessi…ma soltanto quello di lanciare un saluto sulla rete e soprattutto  porgere un invito a chi ha orecchio per ascoltare :O)

Il mio invito probabilmente apparirà un pò particolare e forse per alcuni pretenzioso, chissà… ? Ma voglio comunque provare a scriverlo, un pò come da ragazzi si immaginava di affidare al mare un messaggio in una bottiglia. Non era scritto per qualcuno in particolare o indirizzato ad una persona precisa: il ritrovatore della bottiglia poteva essere chiunque ed a suo modo poteva  raccogliere il messaggio, lasciarlo nella bottiglia, oppure  condividerlo e forse diffonderlo… Quindi vorrei  esprimermi  come se quello che leggerete fosse una lettera  scritta con complicità, con intimità ed in confidenza senza tentennamenti ne formalismi. Eccone il contenuto, buona lettura.

Ascolto, si, ascolto il silenzio che a stento emerge da questo brusio, da questo muoversi di energia che a folate cresce; ascolto quella calma soffocata da tutte le rincorse, da quei gesti che rapiscono le persone in questo periodo, nei giorni che precedono il Natale, le feste… ma non solo.

Ascolto e resto affascinato dal rumore della vita. Rifletto su quanta energia si produca e consumi … energia del fare, l’energia concentrata in questi pochi giorni… a cui non si deve assolutamente disertare, anzi. Ed è così che il Natale diventa quasi più un dovere anzichè essere una festa: un piacere.

E allora io vi invito, non ad un pranzo o una cena, vi invito ad ascoltare… ad ascoltare serenamente qualche cosa dentro di voi, di te. Fermati un momento ed ascolta….forse si farà sentire quella voce che ti chiede perché? Perché sto facendo tutto questo? Tutta questa frenesia, tutto questo affannarsi  ha un senso? Ti invito ad ascoltarti con tutta la tua persona, soprattutto con il tuo cuore.  Per poi chiederti cosa davvero faresti se tu riuscissi ad essere te stesso, se ti permettessi di agire per te stesso e non per le conseguenze? Prova a concedere alla tua naturale naturalezza di uscire fuori.

Potresti essere finalmente autentico in questo Natale.

Cosa significha essere autentici?  Significa seguire quella vocina che ti parla ma che sovente non ascolti, che per mille ragioni tu non puoi o non  vuoi ascoltare.

Beh quest’anno permettiti di ascoltare e poi agisci: magari potresti scegliere di non fare regali, sceglierai di non affidare banalmente ad un sms una parola importante da dire, potresti decidere di non partecipare a feste poco sincere o addirittura finte, dove ognuno recita un ruolo che però non è propriamente il suo.

Le applicazioni di questo “ascoltare” potrebbero poi dilagare sotto tantissime altre forme imprevedibili… magari potrebbe essere che tu non abbia più voglia di confusione e invece sentirai il bisogno di silenzio, o magari di fare un gesto gratuito ad un perfetto sconosciuto anziché dover fare un regalo privo di gioia ma soltanto per dovere e formalismo. Potresti sentire il bisogno di andare a trovare un amico che da tanto non vedi anziché stare in famiglia come consuetudine… Potrebbe farsi sentire il bisogno di passare l’intera festa  a dormire,  oppure concederti  una giornata tutta ed esclusivamente per te. O anche offrirla completamente a qualcuno, senza badare a cosa ne ricaverai come ricompensa.

Ma proprio il giorno di Natale? Perché? E perché no, ribadisco io?

Quale abitudine o norma esiste che io non possa superare in cambio della mia autenticità, del mio naturale esistere? Quante volte ti sei autoferito, quante volte il tuo cuore ha sofferto per compiacere o piacere tu agli altri. O quante volte hai aspettato un gesto altrui, una riconoscenza che mai è arrivata? E questo proprio perché inconsciamente, ingenuamente troppo spesso le cose vengono fatte per obiettivi, per ottenere in cambio qualche cosa…una ricompensa…e si, anche a Natale!

A questo punto molti di voi avranno già abbandonato la lettura, disapprovando, altri per non doversi fermare a pensare a queste parole, probabilmente la maggior parte non comprenderà il senso di quello che sto dicendo,  ma qualche mente attenta e cuore acceso  forse potrà  apprezzare.

E per questi allora proseguo, perché quello appena scritto è scritto da sempre, ma solo pochi  hanno la voglia, le risorse per approfondire, per andare oltre.  Si perché dopo aver scritto soltanto apparentemente in modo cinico e crudo ora voglio aggiungere alcune note che non facciano sembrare solo egoismo (sano) quanto più sopra.  Tra quanti che ora avranno abbandonato la lettura probabilmente non ci sono persone capaci  di cogliere tra le parole il vero senso di autenticità che io intendo. Autenticità significa essere fedeli a se stessi. In un ascolto di se stessi che non è solo sentire con le orecchie, ma è sentire con tutto te stesso con il corpo, con la mente e con il cuore in una presenza totale. Ed è  allora che le cose agite diventano autentiche, non possono essere etichettate per ciniche o superficiali, ma sono esclusivamente funzionali al momento. La schiettezza vincerà sull’ipocrisia e ciò vorrà dire che un gesto una parola avranno davvero un cuore, a volte caldo a volte sensibile altre neutro e decisivo.

Questo farà si che ciò che oggi appare indistinto tra giusto e  sbagliato avrà un solo gusto, un solo sapore.  Non c’è giudizio per un’azione agita nella presenza di te stesso, non ci sono cose superflue quando si ascolta profondamente, non ci sono moralismi non ci sono punizioni nè meriti, ma soltanto l’emergere delle cose per quello che sono, pulite… chiare, a volte scomode e poco gradevoli, ma vere.

Ed è così che svaniscono i sensi di colpa, i rimpianti, il rammarico… lentamente svaniscono i concetti, le opinioni, i punti di vista…Non c’è più uno sguardo critico e analizzante, sorge naturale la lucentezza dietro ad ogni sguardo. Finalmente la bellezza prende forma per quello che è; il suo contenuto e anche ciò che poteva sembrare scarno, orribile divengono immagini e gesti naturali… così le cose ed i sentimenti perdono la loro carica eccessiva e si dissolvono in luce liquida, in un abbagliante verità senza polarità: le cose sono quelle che sono. L’affetto sarà ancor più vero ed empatico, la gratitudine sarà senza limitazioni nè compromessi, una negazione non avrà l’accento del rancore, un no sarà asciutto ma privo di cattiveria, il rispetto dell’altro sarà autentico e compassionevole, si onorerà così la condizione della persona o dell’animale o della cosa così come appare e si manifesta. Tutto avrà un valore più sentito più vicino alla realtà. Il senso delle cose emergerà senza ricercarlo, senza sezionarlo per capirlo razionalmente.

Ebbene, questo io vorrei augurare a tutti e soprattutto a chi come te è arrivato sin qui nella lettura.  Non sono le apparenti sicurezze a farci essere più forti e aderenti a noi, non sono le ore di una giornata di festa che cancellano o addirittura  risolvono esperienze non ancora digerite: perchè non possiamo indulgere nella speranza senza una nostra decisione, senza diventare noi protagonisti della nostra vita. Coraggio e leggerezza sono gli strumenti che possono aiutarci ad andare a avanti. L’altrui pensiero, l’altrui giudizio non è cosa nostra, sono soltanto distrazioni sul cammino. La nostra integrità, la nostra compattezza è la vera sostanza del nostro essere:  il puro sguardo è il nostro dono, la nostra capacità di essere illuminati… (che significa soltanto vedere meglio le cose per ciò che sono), ascoltare con il cuore è ascoltare in un’attenzione fluida il nostro maestro e guida. Essere immersi in un campo di coerenza continua tra il pensare, il dire ed il fare vuol dire essere presenti a se stessi; significa essere autentici, senza che il giudizio ci tocchi. Ed è allora che la grazia e le epifanie si manifesteranno perché saranno spontanee, le parole avranno il loro giusto peso e senza tentennamenti ed indugi  guarderemo dritto negli occhi chiunque ci troveremo dinnanzi; nemmeno una perplessità ci sfiorerà perché saremo un tutt’uno con il momento, con il tutto, avremo così la presenza di un essere di luce senza confini.

 E allora questo ti auguro:

Sii quello che sei nel cuore del tuo cuore e non quello che gli altri si aspettano e vorrebbero da te. Sii un essere vero, autentico e libero.

Fatti questo regalo, ma non soltanto per Natale

buonavita da Franco H. Mignone

Uomo metanoia

 e

un augurio di luce da

http://www.ascoltiprofondi.org

contatto(at)ascoltiprofondi.org

348.2753790 – 333.2508150

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9 thoughts on “Messaggio nella bottiglia (…di spumante?)

  1. che bello…com’è vero quello che scrivi e com’è difficile a volte (soprattutto in questi momenti) non ferire, con il semplice essere se stessi, chi vorrebbe il tuo agire conforme alle aspettative delle conseguenze…oppure, altra faccia della medaglia, non tradire il tuo sentire accettando di ballare il solito ballo in maschera…

    1. …si caro Andrea dici bene nel nominare il ballo e la maschera… il fatto paradossale è che a son di indossare quella maschera alla fine c’è il rischio di non accorgersi più di indossorla…anzi…molti di noi scelgono di identificarsi con la maschera
      buona vita
      F

  2. su queste parole non c’e’ commento ma solo riflessione,toccante e vero,agire con il cuore con lo spontaneo sentire del dentro di noi cosi’ spesso dimenticato ma cosi’ essenziale per il nostro essere,grazie

    1. ciao cara leda, sempre più le nuove scienze (neuroscienze, scienze della coerenza di campo, ecc) ci stanno rivelando che il cuore non è soltanto l’organo, il muscolo che gestisce la circolazione sanguigna… ma bensì una centralina di energia (vedi toroide), un generatore elettromagnetico e tante altre cose… le vie nervose che collegano cuore e cervello sembrerebbero essere in numero significativo maggiori da cuore a cervello rispetto a quelle in collegamento da cervello a cuore… questo starebbe a significare che è il cuore il principale fornitore di informazioni verso il cervello e non viceversa…un’altro velo di mistero sta cadendo restituendo la giusta dignità a tutte quelle frasi e aforismi non scientifici che dalla notte dei tempi parlano del cuore come un sensibilissimo orecchio che ci mette in comunicazione con l’anima e chissà magari anche qualche cosa di più sottile… magari lo spirito? E azzardando, anche con qualche cosa che ha a che fare col divino che è in noi?…
      con simpatia e affetto, grazie di seguire le nostre proposte
      Buona vita
      F

  3. Ricordo che, molti e molti anni fa’, quando ancora io ci andavo, ti proposi di andare in una discoteca. Tu mi risposi di no, perché non ti andava di sottostare alle “richieste” riguardanti l’abbigliamento (e non solo), non saresti stato te stesso :-) Chissà se te ne ricordi…
    Bé, non sei cambiato, questo post lo dimostra… se ce ne fosse bisogno :-)
    Per la cronaca io non la pensavo esattamente così, e ancora non ho cambiato pensiero. Penso che se vivi in una società è perché questa ti da qualcosa che è per te vantaggioso, che lo si voglia ammettere oppure no, e se vuoi ottenere quel qualcosa allora devi essere disposto a pagare il prezzo del biglietto.
    Per tornare all’esempio della discoteca, anche a me non piaceva sottostare alle “ordinanze” sull’abbigliamento, ma reputavo che per il divertimento o lo svago che (alle volte, non sempre) quel luogo mi dava fosse un prezzo che potevo pagare.
    La società è un mezzo per agevolarsi la vita, questo almeno è il motivo per cui è nata, per questo ci stiamo e non abbandoniamo tutto per andare su un’isola deserta. La società però ha regole scritte e non scritte, e quelle regole è bene seguirle, anche perché, guarda, sono convinto che quando crediamo di non farlo in realtà lo stiamo facendo ugualmente: abbiamo solo cambiato alcune regole restringendo la porzione di società e le persone di cui usufruiamo… ma le regole, della società allargata o di quella ristretta, le seguiamo comunque, che ne siamo coscienti oppure no.
    Per me esiste una sola differenza: essere schiavi inconsapevoli della società oppure sapere cosa si sta facendo, farlo perché si sa che conviene farlo, per avere dalla società ciò per cui abbiamo scelto di abbracciarla o, perlomeno, scelto di non abbandonarla. E questa non è ipocrisia, è scelta.
    Però mi rendo conto che non è per tutti così, basta leggere i commenti dei giornali online per rendersi conto di quanto la gente sia plagiata e incapace di avere idee proprie, di compiere davvero delle scelte. Di fatto anzi essa tende a rifiutare ostinatamente ogni dialogo su argomenti che esulino dalla quotidianità classica, li evita nel migliore dei casi, li attacca e li distrugge con il disprezzo e il sarcarsmo negli altri. E’ mia convinzione che ciò non sia per paura, ma per arroganza: l’uomo moderno non è fatto per avere dubbi, ma per essere convinto che il suo sia il solo modo giusto di vivere e il resto siano solo baggianate, a volte pericolose. E così andiamo avanti, con il massacro di animali, con la distruzione degli ecosistemi, con l’impedimento delle volontà personali sul fine vita.
    Pur scegliendo di farne parte, è facile rendersi conto che la società non è pronta per il grande salto; solo piccole parti di essa lavorano, lentamente, per cambiare le cose. Voi siete tra questi, senza rivoluzioni ma lavorando sui singoli. Perché anche le masse sono costituite di singoli: cambia loro e, alla fine, cambieranno anche le masse :-) Anche se è mia convinzione che noi non saremo più qui da molto, molto tempo prima che ciò avvenga :-(

    Sono andato un po’ fuori tema… sono certo che mi scuserai ;-)

    Un caro saluto a te, alla tua compagna ed a tutti i tuoi lettori :-)

    1. Caro amico, non ricordo il fatto da te citato… ma non mi stupisco più di tanto ed ho piena fiducia sulla tua testimonianza. Mi scuserai tu, ma gli anni passano… anche se come il vino, sembrerebbe che certe mie premesse si siano mantenute ;O)
      Sono anche concorde sul fatto che tu sia andato un tantino fuori tema… ma non è mio uso replicare commentando le opinioni, di solito preferisco adottare la mia risposta in senso di approfondimento o espansione del tema. Per cui non essendo Ascolti Profondi un forum nè una chat, lascio ai lettori libertà di interpretazione ed eventuale replica. Concludo permettendomi di precisare sulla tua frase “solo piccole parti di essa lavorano, lentamente, per cambiare le cose. Voi siete tra questi, senza rivoluzioni ma lavorando sui singoli”. Noi non lavoriamo sui singoli, innanzi tutto “lavoriamo su noi stessi” e poi dopo molto tempo un pò per caso un pò per richiesta abbiamo deciso di offrire e/o proporre quello che attraverso anni di studi e pratiche riguardanti tradizioni millenarie è emerso, questa è soltanto una nostra visione, non sempre fedele alle tradizioni a cui facciamo riferimento, a volte filtrata in un’ottica di integrazione tra tradizione e pratiche attualizzate al momento in cui viviamo. Se questo rappresenta una possibilità di espandere la coscienza di chi ci frequenta, ben venga altrimenti resterà soltanto una piacevole attività condivisa e senza un obiettivo da raggiungere. Il nostro approccio è più sensoriale che mentale, lasciamo libero il sentire del singolo nell’esplorazione di se stesso, non indichiamo quale via è giusta o sbagliata, soltanto sollecitiamo a guardare e ascoltare con nuovo spirito quello che è la cosa per ciò che è, senza forzature ed esaltando la dimensione dell’essere, stimolando la naturale naturalezza attraverso l’ascolto del corpo e di ciò che ci circonda. La libertà è quella di non ritenere d’avere la ragione in tasca. Tutti abbiamo diritto di essere ciò che preferiamo essere, questa è l’unica scelta… questa alla fine di ogni cosa e del tempo sarà l’unica nostra libertà. Ma questa libertà naturale è data a pochi, siamo in molti a doverla sentire per poi riconoscerla e, con il lavoro di una vita forse a conquistarla. Tutto ha un suo senso, anche le opinioni…questo non è altro che osservare con sguardo puro e limpido; la cosa importante non sono i concetti, le opinioni, le belle elucubrazioni mentali, ma ciò che il nostro sentire ci indica, prima nel corpo…in un ascolto profondo…poi attraverso il corpo-mente il sentire viene assorbito e consapevolizzato… infine la memoria emozionale lo può ricondurre ad un sentimento ad un’emozione che apre le porte ad un mondo invisibile e difficilmente spiegabile razionalmente, questa è la porta che attraverso il cuore conduce all’anima ed è così che il corpo trova la sua riconnessione con lo spirito universale. Questo è Yoga… questo è ascoltare profondamente. L’esperienza del ” sentire è molto più importante di quella del capire”

      buonavita :O)
      PS: che sia un buon anno a te e chi ti è vicino
      franco il tantrika

      1. Balle :-) Se con un lavoro del genere non si coglie l’occasione di migliorare sé stessi… è un’occasione persa! ;-) Vuol dire che non si sta seguendo veramente, che non si è “lì” davvero, magari lo si è materialmente, ma con la testa, e le emozioni, altrove. Sono certo che i vostri “followers” non si stanno perdendo questa opportunità ;-)

        Grazie, ricambio a voi tutti :-)

      2. Hai ragione caro… Balle?… migliorare se stessi?…tutto è un’opinione!
        Mi piacrebbe citare un mistico Baul, Chandidas, perché quest’uomo ha condensato, in una semplice affermazione, tutta la sua religione:
        Sabar upar manus satya; tahar upar nahin. “Sopra a tutto c’è la verità dell’uomo, e sopra a quello non c’è nulla.” Questa affermazione nega qualsiasi cosa al di sopra della fioritura dell’uomo. Quando hai realizzato il tuo potenziale umano in tutta la sua fioritura, sei arrivato a Casa. Luogo che ognuno può definire come meglio crede.

        buonavita

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