Riflessioni “yogiche” sugli eventi degli ultimi giorni – alluvione a Genova e provincia 9 -10 Ottobre 2014

Ho appena terminato di leggere l’interessante e viscerale riflessione di Simona, collega ed amica, su ciò che è accaduto a Genova in questi giorni, direi uno sguardo in uno specchio non solamente locale ma che purtroppo anche qui ricalca un modello che globalmente sta muovendosi sul piano mentale ed emotivo degli umani (chi di voi volesse dedicare cinque minuti del suo tempo per leggere l’articolo sul blog di Simona potrà farlo cliccando qui sul link)

E da quell’ articolo parte anche la mia riflessione yogica.

Gli effetti dell’attuale e diffuso modo di vivere, sempre in corsa, velocemente, privilegiando il fare, fare, fare ancora…. spesso “fare” competitivamente, inseguendo il profitto o un qualsiasi successo personale senza porsi nell’ascolto delle vere e autentiche necessità proprie – corporee, mentali ed energetiche – sta alimentando disagi, depressioni, fobie multiple e molte nevrosi. Un po’ come se la candela delle nostre vite bruciasse da ambo i lati: da un lato la fiamma della vita, la naturale combustione cominciata anni fa, dall’altro la nostra folle mano che, armata di fiammifero, ha dato fuoco allo stoppino.

 Sempre più spesso mi ritengo fortunata ad aver abbracciato la via dello yoga.

Con gratitudine ringrazio i miei Maestri, coloro che ancor’oggi me la trasmettono, portando il mio sguardo consapevole verso l’accettazione degli eventi, il riconoscimento dei bisogni, la percezione dell’attaccamento, la magnificenza della semplicità.

Come accade ai bambini, come accadeva a tutti noi quando eravamo bambini, ogni attimo della vita è nuovo. Accade adesso, ora. Restare presente nell’istante mi porta a percepire che in ogni situazione c’è il dispiegarsi del dolore insieme al sorriso, di ricchezza insieme alla fame, della paura insieme ad un abbraccio denso d’amore. Questo “restare presente nell’istante” consente l’ancoraggio del mentale con la consapevolezza. Un “modo d’essere” che è presenza. Una presenza che viene supportata dalla forza del movimento della vita. Il “respiro della vita” è sempre con noi, ed è sempre percepibile se rivolgiamo la nostra attenzione al silenzio che ci circonda e che è in noi. Questo mi porta a vivere la vita come quando ero bambina, a guardare l’istante senza progetti né richieste, senza domande né aspettative, senza il bisogno di roteare nel giudizio, nello stabilire continuamente ciò che è bene, ciò che è vero, giusto e ciò che non lo è.

E quando si vive questa percezione durante gli eventi della giornata, non soltanto nelle ore di pratica yogica e meditativa, si sperimenta quello spazio di quiete che è dentro di noi.

Lo yoga è una via per muoversi nella calma allo scopo di fare esperienza di chi sei. E’ ascolto interiore, nella pratica sul tappetino come in ogni altro momento della giornata.

Concludo riportando le parole espresse da Karlfried Von Durckheim:

“Le formule finora usate in Occidente nel campo della visione del mondo sono ormai al limite della loro validità. Il razionalismo non ha più nulla da dirci e l’uomo si troverà in uno stato disperato, nella vita interiore ed esteriore, se non troverà nuove vie per la ricerca dell’essere e nel conferimento del senso alla sua esistenza. Anche la forza trasformatrice e liberatrice insita nelle religioni positive si indebolisce nella misura in cui l’insieme delle immagini con cui esse si erano presentate e la concentrazione di Dio che ne costituivano il fondamento cessano di avere radice nella relazione originaria dell’uomo con l’essere; razionalizzatesi, quelle immagini e quella concezione non posso tener più testa alla critica intellettualistica né soddisfare il profondo desiderio dell’uomo di una superiore sicurezza esistenziale. (…)

Il compito del nostro tempo è la ricerca della via verso una nuova esperienza dell’essere e l’acquisto di un corrispondente stato interiore. (…)

Oggi appare sempre più chiaro che nelle stesse nevrosi si nasconde un problema generale umano: quello della maturità spirituale. Nella sua accezione più profonda tale maturità ha un ugual senso nel caso sia del malato che della persona sana: è la progressiva integrazione dell’uomo in quella sua essenza nella quale egli partecipa all’essere. Il nevrotico è colui nel quale tale processo subisce particolari alterazioni. L’immaturità interiore è il cancro del nostro tempo: l’incapacità di maturarsi è la sua malattia”.

Salutandovi invito coloro che hanno gradito sino a qui la mia riflessione a riflettere a loro volta su questo testo tratto da “Hara il centro vitale dell’uomo secondo lo zen” che fu scritto nel 1969.

 buonavita da  Patrizia

il loto ha radici nel fangoNo Fango, No Loto ~ Thich Nhat Hanh

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