Praticare il Tantra, l’Ascolto Profondo e la Biodinamica

…salve a tutti, a seguito di alcune domande postemi da persone che si sono avvicinate alla mia pratica di Yoga dell’Ascolto (Ascolto Profondo Biodinamico) e che hanno manifestato curiosità per la terapia Biodinamica CranioSacrale, oggi vorrei cogliere l’occasione di questo nuovo articolo per rispondere e, soprattutto, fare chiarezza in merito ad alcune proposte di pratiche “simili” a quelle da me iniziate circa dieci anni fa. Intendo riferirmi a quelle attività pubblicizzate da “operatori” gravitanti nell’area genovese (e non solo) che utilizzando termini come “meditazioni sonore”, “rilassamenti distesi” o anche “bagni sonori”, superficialmente potrebbero far pensare a qualche cosa di analogo alla mia pratica di Ascolto Profondo… o assimilabili ad elementi Tantrici.  Pertanto è mio desiderio fare un pò di luce sull’utilizzo, purtroppo improprio, di queste etichette che nel concreto non hanno nulla a che vedere con i contenuti, l’essenza e le pratiche a cui si riferiscono (Yoga dell’Ascolto, Ascolto Profondo ,Biodinamica CranioSacrale e altre Discipline Bionaturali).
Lo Yoga dell’Ascolto così come proposto esclusivamente da me (e non è mia intenzione ne desiderio registrare il marchio o brevettarlo) non può essere imitato in quanto la pratica apparentemente semplice è nella sua struttura abbastanza complessa; contiene elementi provenienti da diverse arti e principi e che io ho integrato attraverso la mia esperienza e anni di ricerca. All’interno della pratica sono presenti elementi provenienti dal Tantrismo Shivaita, dalla Biodinamica, dalla Psicologia Transpersonale, dalle Sonic Meditation, dalla Mindfulness, dalla Bioenergetica e dal Sufismo. Non è una pratica che segue un “protocollo” anzi ha molta creatività nel suo andamento, muta secondo il gruppo ed il “campo” generato, varia durante il per-corso di frequentazione, infine sporadicamente sono inserite altre pratiche psicocorporee originariamente sperimentate a Big Sur all’ Esalen Institute in California.
Oltre alle proposte imitative di Ascolti Profondi mi sono state segnalate altre recenti attività (sempre sulla piazza di Genova) definite “massaggio craniosacrale” (???), “tocco biodinamico”. Tengo a precisare che nulla hanno a che vedere con la Biodinamica Craniosacrale. Infatti ci si avvale del titolo di operatori CranioSacrali biodinamici professionali solo dopo aver frequentato una scuola (minimo) triennale, l’aver conseguito un diploma ed essere iscritti ad un albo operatori – vedi ACSI – Quindi non è sufficiente utilizzare particolari termini per potersi auto-qualificare competenti di CranioSacrale, in particolare Biodinamico; questo per dovere di correttezza in un regime di libera concorrenza… ma soprattutto di trasparenza nei confronti di tutte le persone interessate.

Vorrei soprattutto focalizzare qualche concetto basilare che permetta di comprendere (in questa sede in maniera teorica) a coloro che non conoscono queste materie (di conseguenza non hanno ancora fatto esperienza diretta) cosa accomuna una pratica meditativa, lo Yoga dell’Ascolto, il Tantra e la Biodinamica. In altre parole cercherò di descrivere (utilizzando dei meta-collegamenti a miei precedenti articoli, riconoscibili passando il mouse sulle parole in grassetto; cliccandovi sopra sarete rimandati allo specifico argomento)  quale è l’essenza di una pratica meditativa che integra queste arti in un metodo rilassante, innanzi tutto, che permette successivamente di entrare in uno stato meditativo quieto e stabile e poter incontrare il silenzio. Si, inizierei proprio col sottolineare questo principio essenziale: cioè “non c’è meditazione senza un profondo rilassamento e non c’è ascolto senza l’abbandono”. In altre parole questa è la principale introduzione allo Yoga dell’Ascolto. A cui fa seguito questo altro sloka nel gesto dell’ascolto dimentichiamo l’idea di noi stessi per entrare nella quiete e nel silenzio, in quel luogo dove tutto ha inizio…perchè è assai più profonda l’esperienza dell’ “ascoltare” che quella del capire” (Franco Mignone)

Di seguito iniziamo riportando parte di un’intervista (“Praticare Tantra”) rivolta a Jean Claude Roche, psicoterapeuta e conduttore di stages sul Tantra (vedi http://sudheer.free.fr/sudheer.htm), raccolta e da me elaborata secondo la mia visione integrale di che cos’è Tantra e che cosa rappresenta la pratica di Ascolto… Anche se l’insegnamento di Jean Claude Roche è sicuramente più orientato ad un tantrismo sessuale, la sua esposizione rende bene l’idea dell’ascolto sensoriale, del rilassamento e della consapevolezza. Già a suo tempo Jean Klein e successivamente il suo allievo Eric Baret (insegnante di yoga tantrico kashmiro) nei loro libri sottolineano quanto sovente  sia  abusato l’utilizzo del termine tantrismo per definire aspetti che nulla hanno a che vedere col Tantra  altresì quanto vi possano essere elementi tantrici all’interno di altre pratiche apparentemente lontane dal Tantra (vedi appunto l’Ascolto profondo Biodinamico e la Biodinamica Craniosacrale). Di certo l’elemento principale che accomuna queste tradizioni è la presenza nell’arte dell’ascolto realizzata attraverso il “cuore” (in un ascolto di se stessi e di ciò che ci circonda). Ed è proprio partendo da questo principio-radice che sarà possibile scoprire sempre più l’essenza che accomuna queste arti, per me in continua risonanza fra loro e il mio sentire…Ma andiamo ora a leggere nel dettaglio la descrizione di Roche – non è soltanto teorica –  assai vicina a ciò che noi (Patrizia ed io) intendiamo per Tantrismo…

Buona lettura

Franco il tantrika

Praticare il Tantra

Praticare il Tantra non significa sposare delle credenze o dei dogmi, non significa ripetere dei rituali. E non è nemmeno utilizzare delle tecniche per arrivare a degli stati straordinari. L’obiettivo non è di controllare l’energia ma di abbandonarsi ad essa, entrare in uno stato di ‘’non fare’’, senza sforzo, lasciarsi guidare dall’energia. Il grande Maestro tantrico, Tilopa, non ha insegnato alcuna tecnica ma le sue parole son state: ‘’Siate rilassati e naturali, siate come un bamboo vuoto, quando il bambu è vuoto, il Divino può suonare la sua musica attraverso di lui’’.

Il Tantra non impone nulla, non vi dice ‘’fate così, fate colà’’ e non valuta in termini di bene o male. Le chiavi del Tantra sono: non giudizio, consapevolezza e rilassamento. Siate quel che siete senza rifiutare nulla. Tutto può essere un’occasione di trasformazione. E’ sufficiente rilassarsi, osservare e vivere il presente con la luce della consapevolezza. Non cercate di cambiare ma cercate di conoscere. E’ la consapevolezza che trasforma, non la volontà perché la volontà risponde ai condizionamenti che ci son stati trasmessi. Quando siamo consapevoli possiamo osservare e superare i condizionamenti che ci impediscono di vivere una vita piena. Ritroviamo così la spontaneità perduta, originale, la sorgente stessa della creazione.

Nella pratica Tantra si lavora sul corpo, sulla respirazione e sui nostri meccanismi mentali. Impariamo a sentire l’energia ed a trovare i nostri punti di riferimento per dialogare con essa.

Il Tantra ci introduce in un’altra dimensione, una dimensione di energia: un’energia che viene rinnovata continuamente che va ben al di là della sfera sessuale e della psicologia. E’ bello poter osare seguendo i propri desideri, vivere le proprie fantasie…soltanto che così facendo rimaniamo nell’ego, nella sfera mentale e limitiamo così la sfera del ‘’possibile’’ e del piacere alla sfera egoica dove c’è piacere e gioia ma non trascendenza. Il cammino è essenzialmente percezione: cioè essere in grado di sentire piacere, di ritornare a percepire tattilmente il corpo, ciò conduce a riconoscere come siamo fatti, come funzioniamo attraverso i sensi, poi successivamente vi è l’abbandonarsi nel piacere! Passiamo così dall’avere all’essere, dal sentire piacere a diventare il piacere. Quando durante l’ascolto mi abbandono alle sensazioni tattili o al sentimento di gioia, l’io, il soggetto si sacrifica, scompare. In questa scomparsa, si rivela l’eternità. Ecco la visione del Tantra: la chiave non è nell’atto, nel gesto ma nel dissolversi di chi ascolta. Il danzatore non interpreta, bensì scompare nella danza tantrica. Non c’è più dualità. Quando entriamo in questo spazio, abbiamo la sensazione di essere fuori dal tempo, viviamo un momento di eternità, uno stato di grazia. Questo stato non appartiene al piano del sentire corporeo o affettivo. E’ uno stato che i mistici chiamano beatitudine o estasi o, letteralmente ‘’andare oltre’’: oltre il corpo, oltre lo spazio, oltre il tempo.

La soddisfazione ultima non si trova nella ricerca dei piaceri dei sensi e nemmeno nella gioia della condivisione ma si rivela in un piano di consapevolezza superiore. Si rivela nello spazio del cuore quando l’ego scompare. Quando l’energia non è più limitata dall’ego, si espande alla consapevolezza. In questa espansione, l’onda si riconosce nell’oceano. Questo stato non può essere raggiunto con la volontà perché colui che lo desidera è colui che al tempo stesso lo ostacola; in questo senso non esiste un cammino verso l’estasi, possiamo solo creare le condizioni perché essa si manifesti.

Il Tantra non rifiuta la ricerca dell’eros, la valorizza come una tappa per arrivare alla scoperta dell’essenziale. Bisogna comprendere come la ricerca del godimento o della felicità, limiti il campo dell’esperienza a colui che ricerca. Il piacere trovato (anche se è condiviso da due persone) non fa altro che confermare, riaffermare e rinforzare la prima separazione, quella del soggetto e dell’oggetto. Questa separazione è la radice di tutte le nostre sofferenze. E’ l’espansione della consapevolezza, dell’essere.

Come nel Tantra sessuale si rimane nell’energia del fuoco dell’inizio e si evita la cenere della fine, così nello Yoga tantrico l’enfasi del gesto o delle asana non culmina mai nello sforzo o nella perfezione, ma si ferma qualche istante prima, per cogliere l’attimo infinito dell’ascolto per poi “godere” nel rilascio della tensione. Il crescere dell’intensità permette un rilassamento sempre più profondo. Da questa profondità sorge un’altra forma di “orgasmo”: il corpo vibra e si fonde con la vibrazione del cosmo in una pulsazione unica. In questa vibrazione i limiti del corpo fisico non scompaiono, vengono trascesi e si entra in uno spazio di pace e quiete. Non vi è più perdita di energia e questo effetto può durare diverse ore o addirittura giorni. Questa fusione non ha limiti, può estendersi a tutto l’universo. E’ l’espansione della consapevolezza, dell’essere. Quando nel rilassamento, entra la luce della consapevolezza, la vita ordinaria si trasforma: l’atto compiuto, qualunque esso sia, diventa un’unione col sacro, un’unione spirituale e questa qualità sacra si estende a tutti gli aspetti della nostra vita. Tutto questo è il cammino che ci conduce alla meta: l’assorbimento delle polarità estreme, cioè trovare l’unità del maschile e del femminile all’interno di noi stessi. Le nozze alchemiche, uno stato dove le nostre parti maschili e femminili fanno l’amore, dove le nostre energie si uniscono, uno stato di perenne felicità, il ‘’Mahamudra’’, l’orgasmo supremo. In questa ‘’unione mistica’’ non si sente più la mancanza dell’altro. Liberi da questa dipendenza cominciamo veramente ad amare; l’amore diventa uno stato dell’essere. Quando siamo centrati su di noi non sentiamo la mancanza dell’altro. Quello che cerchiamo nell’altro si trova già dentro di noi. Il miracolo è in noi. L’altro è colui che ci fa trovare l’Universale in noi; il luogo in cui ‘’io’’ e ‘’te’’ non siamo più separati. Nel praticare il Tantra non si è più soli.

A questo punto ci si trova in un paradosso: più celebro nel mio tempio (il corpo) la gioia, più questa gioia va a risplendere nell’altro. I nostri templi non son indipendenti, sono legati, fanno parte di un insieme più vasto. Spesso noi cerchiamo la nostra soddisfazione nell’altro, in un oggetto esterno. Questo oggetto ci affascina e perdiamo la lucidità, la consapevolezza. Quando, ricercando il piacere, portiamo della consapevolezza in questa ricerca, ci rendiamo conto che l’oggetto desiderato non mantiene veramente la promessa. Esso ci soddisfa parzialmente e momentaneamente e poi lascia un vuoto incolmabile. Generalmente noi evitiamo di incontrare questa frustrazione: per questo accumuliamo oggetti, ci viene una bulimia al consumo; l’ossessione dell’oggetto occupa tutto lo spazio esteriore. Vogliamo sempre più perché non vogliamo incontrare la ‘’mancanza’’. Se incontriamo la frustrazione consapevolmente, vediamo che la soddisfazione non può essere trovata dalla parte dell’oggetto. La mancanza non è una mancanza dell’oggetto, è una sete più profonda, un’aspirazione dell’anima che porta in essa la nostalgia del paradiso perduto.

Il Tantra ci indica una via per ritrovare questo paradiso in terra. Questa pratica prende come modello la prima azione della nostra vita e si applica a tutte quelle che seguono: ‘’Succhiate e diventate il movimento di succhiare’’. Non rimanete ipnotizzati dal seno. Dimenticatevi, lasciate che l’io si dissolva nel’azione del momento. In questo movimento il soggetto e l’oggetto del desiderio scompaiono. Si entra nella Fonte della Giovinezza, si ritrova l’eterna giovinezza.

Buona Vita

Ascolti profondi in India

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...