La pazza saggezza, la saggezza naturale del Tantra

Oggi propongo questa lettura con l’intento di esplorare le radici che accomunano il buddhismo delle origini, lo Dzoghchen e la tradizione del  Tantra nella caratterizzazione dei Mahasiddha (1) e, allo stesso modo con il tantrismo shivaita e kashmiro. Il seguente articolo è un estratto dell’intervista con Lama Ole Nydahl svolta da Artur Przybyslawski il 15 Aprile del 2003, durante un viaggio da Katowice a Varsavia. Il testo è stato usato come introduzione alla edizione polacca del libro “L’elogio della pazza saggezza, la vita di Drukpa Kunley, il divino Yogi folle”. La completa versione originale può essere consultata nel portale Buddha Channel TV. Buona lettura! Franco il Tantrika

“Kunga Legpa, detto Drukpa Kunlè, è uno tra i più popolari santi tibetani. Famoso e venerato quanto Milarepa, nacque in Tibet nel 1455 e condusse una vita da yogi errante. Discendente del puro lignaggio spirituale che risale agli antichi mahasiddha del tantrismo indiano – Tilopa, Naropa e Saraha – Kunga Legpa è molto conosciuto non solo come uno dei più grandi yogi che siano mai esistiti, ma soprattutto per il suo comportamento trasgressivo e irriverente. I suoi discorsi e la sua biografia costituiscono perciò un grande insegnamento semplice e diretto, in grado di rompere i limiti e gli schemi mentali del lettore.”

Cos’è veramente la “pazza saggezza” e che posto ha nel buddhismo?

Ciò che è stato conosciuto come pazza saggezza in America durante gli anni Settanta ( grazie a Chögyam Trungpa) fece la sua prima apparizione nella società immobile e borghese indo-tibetana diversi secoli prima. Qui, gli insegnanti spirituali cercavano spesso dei metodi che andassero oltre i comuni parametri culturali e psicologici per scioccare i loro studenti e per forzarli ad affrontare situazioni insolite. Questo metodo poteva essere molto efficace quando il legame tra insegnante e studente era solido e l’ambiente incoraggiante.

Nel buddhismo tibetano i “grandi realizzati” (Mahasidda appunto) come Drupa Kunley e altri lama spingevano i loro studenti in situazioni che cancellavano il mondo abituale in cui vedevano le cose e aprivano nuovi aspetti del loro innato potenziale. Molto spesso il veicolo cercava di rompere i molteplici tabù fisici della cultura asiatica.

Più una società è rigida, più significativi diventano i metodi scioccanti, se invece la gente vive in maniera più permissiva, diventa meno importante la rottura dei rari tabù esistenti. In Tibet, coloro che mantenevano la visione – gli yogi – spesso non si tagliavano i capelli o le unghie e indossavano toghe bianche per essere riconoscibili e trovare dei sostenitori. Questo accadeva anche perché la ‘lobby rossa’ – i monaci e le monache – era veramente compatta e ad essa era riservata quasi ogni cosa. Ma al giorno d’oggi lo stato sociale sostiene tutti equamente e a qualsiasi concerto rock è possibile vedere masse di capelloni, o eccentrici modi di abbigliamento. Per tutti questi motivi gli stili molto estremi nel vestire e nel comportamento hanno ben poco significato in Occidente, ma nelle molto più tradizionali società orientali possono produrre delle reazioni piuttosto forti.

La tradizione della pazza saggezza è ancora viva?

Sì, credo che molti dei miei studenti siano la sua moderna e sana continuazione, soprattutto per come funzionano i nostri gruppi della Via di Diamante. Se esaminiamo la mente durante la caduta libera saltando con un paracadute, mentre guidiamo in strade sinuose con moto o l’auto sportive, mentre lavoriamo o festeggiamo tutta la notte, andando oltre i nostri limiti, tutto questo significa comprendere cosa sia veramente la pazza saggezza.
Direi che i miei studenti della Via di Diamante sono buddhisti laici quando fanno un lavoro intelligente e guadagnano soldi. La loro visione, però, è diversa, sia nella loro vita quotidiana sia quando si spostano da un corso all’altro durante le vacanze. Quando praticano e conservano il loro stile in tutti i tipi di situazioni sono degli yogi.

Lo stile yogico “pazzo” non è un’esagerazione o qualcosa di eccessivo nel nostro pazzo mondo moderno

Comunque la vogliamo chiamare, l’eccitazione è il modo di vivere di alcune persone. Basta guardare al mondo degli sport estremi. In ogni caso, le cose dovrebbero sempre essere fatte con gusto. La forza degli insegnamenti del Buddha è proprio quella di dare un beneficio pratico a tutti. Alcuni desiderano vivere tranquillamente e per questo diventano monaci o monache. Altri desiderano lavorare per la famiglia e per la società mantenendo il loro status di persone laiche. E infine, alcuni vogliono riconoscere la mente direttamente integrando la visione e la meditazione con uno stile di vita yogico. Per questo il Buddha ha dato i metodi a questi tre diversi potenziali umani e la responsabilità del mantenere viva la Via di Diamante è nelle mani del terzo tipo di persone.(…)

Lama Ole Nydahl  è uno scrittore e insegnante buddhista danese, appartenente alla scuola Karma Kagyu del Buddhismo tibetano Vajrayana

Ti senti anche tu uno yogi dalla “pazza saggezza”?
Come abbiamo detto prima, il termine “pazzo” non è molto significativo per gli europei a causa dei nostri anni da hippie. “Selvaggio” sarebbe più appropriato perché la consapevolezza – il centro della nostra esperienza – non è mai persa, qualunque cosa accada. Mi riconosco quindi in questa seconda definizione. Mantengo la visione di significato e di purezza continuamente. Vedo in tutti e in ogni aspetto qualcosa di nuovo, affascinante e attraente. La vita mi ispira costantemente.
Chiunque ha gli insegnamenti e il coraggio per discernere le cause dai loro effetti, sia a livello interiore che esteriore, e ha la volontà di vedere le reazioni degli altri e di sé stesso come espressione di maturità, imparerà grazie a ogni evento. Combinare questa visione con l’idealismo e con una grossa dose di benedizioni è la migliore delle possibilità.
Vi faccio un esempio sul potere della motivazione insegnato dal grande Lama Kalu Rinpoche nel 1970. Mentre camminava vicino allo stupa di Bodhnath in Nepal, un uomo sentì alcune gocce di pioggia. Allo stesso tempo notò una piccola statua di buddha su un muro. Pensò: “Il buddha non deve prendere acqua”. Cercò qualcosa per coprirla, ma riuscì a trovare solo una vecchia scarpa. Decise di usarla lo stesso. Dopo la pioggia, un altro uomo notò quello strano scenario. Infastidito dal fatto che qualcuno avesse messo una scarpa sulla statua del buddha, buttò via la scarpa. In entrambi i casi, grazie alla loro motivazione, i due uomini avevano accumulato buone impressioni nella mente.
Allo stesso modo, divertirsi guidando una moto sportiva o saltando giù da aerei ben funzionanti a quattromila metri d’altezza con il paracadute aspettando di aprirlo dopo un minuto di gioiose acrobazie, sono modi eleganti in cui si può scegliere di essere uno yogi. Molto più difficili sono i casi in cui non si sceglie, quando le malattie, le responsabilità o gli ostacoli rendono difficile la vita. Mantenere il sangue freddo in certe condizioni è l’ultimo test di controllo. Conoscere sia il mondo che la mente è il vero stato di uno yogi.

(1) Mahasiddha (Sanscrito: mahasiddha “praticante della grande perfezione) è un termine per coloro che incarnano e coltivano la “siddhi della perfezione” E’ un antichissimo lignaggio di yogin e yogini (quindi laici) nato in india e poi migrato anche in Tibet contribuendo in parte all’origine del Buddhismo Vajrayana. I Mahasiddha erano praticanti tantra o “Tantrika” che acquisivano iniziazioni e insegnamenti sufficienti per agire come un guru o maestro tantrico. Un siddha è un individuo che, attraverso la pratica della sadhana, raggiunge la realizzazione di siddhi: abilità e poteri psichici e spirituali. La loro influenza storica in tutto il subcontinente indiano e l’Himalaya era vasta e hanno raggiunto proporzioni mitiche come codificato nelle loro canzoni di realizzazione e agiografie, o namtars, molti dei quali sono stati conservati nel canone tibetano. i Mahasiddha sono i fondatori di tradizioni e lignaggi, come Dzogchen, Mahamudra e Vajrayana.

Robert Thurman (scrittore ed ex monaco buddhista statunitense, ha scritto, curato e tradotto numerosi libri sul buddhismo tibetano, docente di studi indo-tibetani e padre dell’attrice Uma Thurman) spiega la relazione simbiotica tra le comunità tantrico buddiste e le università buddiste indiane, come Nalanda che fiorirono nello stesso periodo: <<Le comunità tantriche dell’India nella seconda metà del primo millennio dell’era volgare (e forse anche prima) erano qualcosa come “Istituti di studi avanzati” in relazione alle grandi  “Università” monastiche buddhiste. Erano centri di ricerca di altissimo livello, laureavano con successo esperti in vari rami della Scienza Interiore (Adhyatmavidya). Alcuni di loro erano ancora monaci, ma potevano muoversi liberamente tra le università (Vidyalaya) per seguire le “dottrine” (patha). Molti di loro fecero voti di vita dimessa, di povertà, il celibato e così via, vivendo il sannyasin in stile indiano classico o diventando Sadhu. Io li chiamo gli “psiconauti” della tradizione, in parallelo con i nostri “astronauti”: scienziati-avventurieri materialisti di cui noi  ammiriamo le  esplorazioni coraggiose dello “spazio esterno” (che consideriamo la matrice della realtà materiale). Mentre i Mahasidda, Yogin Sadhu sono astronauti alla rovescia; gli psiconauti viaggiatori della profondità dello “spazio interiore”, incontrando e conquistando angeli e demoni nel profondo del loro subconscio>>.

 

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