Una pratica di Mindfulness Psicosomatica con Roberto Maria SASSONE 2.

Prosegue dopo la prima parte la pubblicazione dell’articolo sulla Mindfulness Psicosomatica

Chi avrà l’interesse e la pazienza di leggere le parole di Roberto Sassone ritroverà i temi ed i termini a noi affini e che ricorrono su queste pagine o durante i nostri incontri… come dicono i saggi indiani “sono tutti fiumi che sfociano nel grande ed unico mare” Ringraziamo Roberto per aver concesso di pubblicare l’articolo e gli amici che hanno contribuito alla raccolta del testo e la sua redazione. Buona lettura il Tantrika

La pratica e l’intento del guerriero

Nella pratica bisogna assumere un intento incrollabile, non dare spazio a ciò che si prova (anche se doloroso). Toccare il fondo della sofferenza, restare come il guerriero biblico (muoia Sansone e tutti i Filistei). Sul fondo della disperazione troveremo un “sorriso”, una beatitudine (anche se la situazione continua esattamente come prima).

Il Guerriero è un archetipo universale che si trova nei miti e nelle leggende di ogni epoca e cultura. E’ l’eroe che parte alla ricerca del Tesoro e che affronta numerose prove. Il nostro eroe del presente combatte nelle strade, nelle metropolitane, nelle case. I suoi draghi sono il consumismo, la mercificazione di tutto, la confusione tra reale e virtuale, l’incomunicabilità, la solitudine, la perdita dei valori e l’attaccamento ai finti valori. E’ un eroe il più delle volte sconosciuto, che si misura con i suoi limiti, con i suoi attaccamenti, con i suoi bisogni. Ogni guerriero ha in comune l’aspirazione del cuore e la ricerca di verità.

Il Guerriero (termine caro ad Aurobindo e a Mère.) è quindi una metafora che incarna un particolare atteggiamento verso la vita che poteremmo definire “sacrale”. In questo senso la ricerca interiore abbia bisogno di impegno, disciplina e costanza, ma non deve esaltare la retorica della sofferenza come mezzo di elevazione. La vita procura dolore, anche senza andarselo a cercare. Ma altrettanto reale è la gioia che spesso dipende da un atteggiamento positivo e dalla capacità di cogliere la bellezza anche nelle manifestazioni più semplici di ciò che è alla nostra portata.

E’ d’altra parte pericoloso l’atteggiamento con cui certa spiritualità New Age promette felicità e benessere con estrema facilità, come se bastasse soltanto il pensiero positivo per ottenere qualsiasi risultato. Questa filosofia di vita può portare alla deresponsabilizzazione e ad un cieco affidarsi ad esseri e forze non meglio precisati. La fede disgiunta dal senso di responsabilità conduce al fanatismo, ad un misticismo superficiale e alla dipendenza, incoraggia meccanismi di fuga dal mondo.

La responsabilità personale nella ricerca

Si incontrano molte resistenze a far comprendere alle persone che una psicoterapia o altri percorsi personali, pur essendo efficaci, non si sostituiscono all’impegno personale.

Il terapeuta o l’insegnante non può assumersi la completa responsabilità della trasformazione di chi si rivolge a lui. Invece le aspettative di pazienti o allievi o clienti sono altissime e vogliono (talvolta pretendono) che egli li “cambi” e li faccia “star bene”. Naturalmente il terapeuta si assume la responsabilità completa per quanto riguarda le sue competenze e la sua preparazione, ma non può sostituirsi al suo cliente.

Questo avviene anche in coloro che decidono di fare un percorso “spirituale” (in sanscrito Sadhana). Si illudono che le tecniche di meditazione e di consapevolezza agiscano automaticamente, come un’aspirina o un valium.

Di fatto l’impegno personale, portato nella vita di tutti i giorni, l’intento di confrontarsi nelle storie quotidiane, nelle relazioni, nelle azioni, è fondamentale. Ogni praticante sa questo e lo tiene sempre presente in se stesso, sia quando è nella sua funzione di insegnante, sia quando è nella sua funzione di allievo.

Noi viviamo in una società che in maniera spudorata si spaccia per dispensatrice di benessere. Questa società fa passare come oggetti che donano felicità detersivi, crociere e automobili alla stessa stregua di corsi di meditazione, ritiri spirituali e tecniche di autocoscienza.

Conosco molte persone che passano la loro vita a correre da un corso a un altro, spesso corsi tematici che vengono reclamizzati come risolutivi. Quando me lo raccontano, mi dicono così: “Sai, ho molta rabbia; ho prenotato il ‘corso tal dei tali’ perché lavora sul tema della rabbia e quindi la butterò fuori”. E successivamente: “Ho ancora una parte giudicante e quindi andrò al corso ‘Tizio e sempronio’ perché devo ‘ridurre’ il mio giudice interiore”. E così via.. È come dire: Ho mal di testa e prendo un cachet, ho mal di pancia e prendo un digestivo, sono stitico e prendo un lassativo!

Ogni corso, ogni lavoro di gruppo, ogni terapia, deve essere condotta, lasciando invece spazio alla responsabilità personale, indicando una linea di percorso, sostenendo, ma rafforzando soprattutto la discriminazione di ogni individuo, la sua libertà, la sua autonomia.

La mente intrisa da cento opinioni continua a sfornare illusorie sentenze su ogni aspetto della propria vita, giorno dopo giorno, spacciando le sue innumerevoli imbecillità per sagge comprensioni. Guarda soprattutto gli altri attraverso il filtro delle sue frustrazioni e giudica continuamente e commenta ogni evento.

“Io, io, io…” sa solo dire “io” e ognuno crede di essere quell’io che è in realtà un povero fantasma gonfiato. Presunzione, arroganza, condanna, squalificazione, conflitto, illusioni sono il suo cibo, seguendo un processo che non ha fine. Ci si sveglia la mattina e inizia il ronzio molesto che ha sempre da ridire su tutto. Finché questa è l’identità che ognuno si illude di essere, non c’è spazio per nessuna vita vera.

Questa è la vera prova del guerriero: sviluppare un altro punto di osservazione, sganciarsi da questa identificazione con la personalità che si è saldamente costituita nel tempo e, attimo per attimo, disfare la trama fittizia che la mente ha costruito. È un lavoro senza sosta, con una pazienza da certosino, un lavoro umile e costante. Poco per volta, concentrati sul Cuore, questo io, io, io inizia a perdere forza e consistenza, si sfalda ed evapora come nebbia al sole.

Rimanendo aggrappati al Cuore, con una muta preghiera, con l’intensità di un anelito che non ha alcun nome, tutto si disfa, e inizia un periodo di estremi smarrimenti in cui non si sa più chi siamo, a cui subentrano invece fasi di pienezza in cui la coscienza di essere sorride gloriosa. Sembra di essere sulle montagne russe: estasi si alternano a notti buie e in questo crogiuolo prende forma e consistenza il senso di sé.

Il processo di diventare ciò che già adesso siamo passa per continue perdite dolorose. Giungono inaspettati i premi dell’anima e un nucleo di bellezza si stabilizza gradualmente e si fissa imperituro. La vita quotidiana in questa fase è lucidamente folle perché il guerriero vive contemporaneamente due piani: il piano del Sé testimone e il piano dell’ego impermanente. Ma questa fase continua a trasformarsi e l’ego, purificato sempre più dai condizionamenti e dalle identificazioni, inizia a diventare uno strumento del Sé che attraverso di esso si manifesta.

Queste lunghe trasformazioni alchemiche richiedono un vero coraggio e una solida fede, senza i quali non è possibile procedere. Ecco perché sono pochi coloro che intraprendono questa via e sono molti coloro che si illudono di percorrerla con palliativi spirituali. Il guerriero non è diverso dagli altri, ma è consapevole della propria gabbia e si confronta continuamente con la sua paura d’amare. Egli sente il contatto con il suo nucleo d’amore e dedica tutta la sua vita a rendere la sua personalità sempre più capace di esprimere questo nucleo. Questo è il suo dramma, assaporato giorno dopo giorno. Ma non si arrende e fa della sua vita una continua ricerca d’amore, sapendo che questa ricerca non si svolge all’esterno, ma che l’arena è il suo carattere, con le sue paure, i bisogni e gli attaccamenti. Mio Signore, fa’ che la forma che ho adesso sia sempre più capace di accogliere ed esprimere l’essere d’amore che già sono.

Il coraggio

Il guerriero è dunque coraggioso. La parola coraggio significa “agire con il cuore” che non vuol dire assolutamente agire sentimentalmente, perché il Cuore è il simbolo dell’essenza, della coscienza intima e non dell’ego.

Il coraggio è quindi una delle principali virtù del guerriero. Ma per evitare equivoci è bene chiarire questa qualità dell’Essenza.

Il guerriero è veramente coraggioso se riconosce la sua paura e la affronta. L’immagine del cavaliere senza macchia e senza paura è una sublimazione che ci porta fuori strada. Il guerriero che non avesse paura, sarebbe un incosciente e un visionario, incapace di valutare il pericolo e soprattutto incapace di riconoscere la sua fragilità, la sua esitazione e la sua debolezza.

Il vero coraggio è la capacità di dire a se stessi la verità. La verità fa paura perché ognuno di noi è diventato abile a giustificare le proprie mancanze costruendosi delle motivazioni menzognere per produrre un’immagine di sé vincente.

L’uomo coraggioso sa piangere, sa sostenere una giusta causa, sa riconoscere un suo torto, sa chiedere scusa.

L’ego sa vendersi molto bene, cerca in ogni modo di far credere agli altri ciò che non è. Questo comportamento è ancora più evidente in questo periodo storico che privilegia chi cura la sua immagine e si presenta come persona di successo.

Ma se vogliamo essere aspiranti guerrieri iniziamo a chiederci: “Di cosa ho paura? Da cosa sto fuggendo? Da cosa dipendo nella mia vita? Cosa non riesco ad affrontare nel mio quotidiano?”

Mettetevi seduti comodamente, entrate nel respiro consapevole per pochi minuti e iniziate a scrivere le risposte a queste domande, con un atteggiamento amorevole verso voi stessi. Sarà l’inizio del vostro coraggio. Troverete una nuova luce di consapevolezza attraverso il recupero di valori di semplicità, di naturalezza, di coraggio e di sincerità.

 “La Sadhana (percorso spirituale, ricerca interiore) è come la vita: un passo dopo l’altro, vivendo ogni attimo come ‘Momento magico’, come tempo a se stante, come l’unico tempo possibile … e ‘un passo dopo l’altro’ ci accorgeremo che il cammino procede … e la meta è ad ogni istante sollevare il piede…”

sassone-ricerca_amore

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