Meditazione e Terapia

Salve a tutti

in questi anni abbiamo pubblicato numerosi articoli sul tema della Meditazione, abbiamo esplorato questa straordinaria possibilità di ascolto attraverso le tradizioni orientali, gli approcci occidentali, che si rifanno comunque a tradizioni millenarie (esempio la Mindfulness di Jon Kabat Zinn), sino alla sua applicazione pratica per Craniosacralisti, Osteopati e terapeuti. Oggi proponiamo un lungo articolo sulla meditazione cristiana proveniente dal vicino oriente, la cosiddetta meditazione o preghiera esicasta, la espone in maniera lucida e fluida Jean-Yves Leloup: dottore in Filosofia, Psicologia e Teologia, è stato monaco domenicano, attualmente è prete ortodosso. Attraverso i suoi libri e i suoi seminari, offre approfondimenti dei testi sacri e un approccio alla spiritualità e una riflessione sull’essere, particolarmente originali e moderni… Il brano qui proposto è un estratto della rivista Appunti di Viaggio n. 147 aprile 2017 – Roma Buona lettura Franco

Meditazione e medicazione. Per stare meglio, per soffrire meno, per essere più in pace, per conoscere più profondamente se stessi, per cercare l’unione con la nostra fonte originale. Quando il Piccolo Principe chiede alla volpe come fare per avvicinarsi a lei, la volpe risponde: “Siediti ogni giorno in silenzio e ogni giorno ti siederai un po’ più vicino….”. Ogni giorno sedersi un po’ più vicino alla Realtà, all’Essere che E’. In un silenzio che non è solo esteriore ma soprattutto interiore, quello del mentale. Meditazione è anche la gioia dell’incontro con se stessi, con “Colui che è in me e più me di me stesso”, con questa presenza che ci abita. E’ un vero appuntamento regolare, quotidiano, in cui ci si posa, si riposa in questa Presenza.

La meditazione è dunque un modo di curarsi, di prendersi cura di se stessi, di questo pezzetto d’universo che è il corpo che ci è stato affidato. Se c’è un po’ di pace in me, allora c’è già un luogo nel mondo dove c’è pace. D’altra parte, se guardiamo alla fisica moderna sappiamo che tutte le cose sono legate tra loro ed è per questo che un po’ di pace nel mio cuore, nel mio mentale, fa bene alla società, al mondo intero. Questo non è misticismo o poesia, è fisica. All’origine della mia ricerca sulla meditazione c’era tutto il malessere di non essere tranquillo, di non conoscere me stesso. Vi era questa dimensione e questa necessità terapeutica e il desiderio di imparare a meditare come Gesù poteva meditare, come medita Dio nell’uomo e l’uomo in Dio….

Al Monte Athos, padre Serafino fin dall’inizio mi diceva che prima di poter meditare come il Cristo o come i saggi o i santi, dovevo cominciare a sedermi nella postura giusta e meditare come una montagna, entrare nel tempo del minerale. C’è un’eternità dietro di noi, c’è un’eternità davanti a noi e c’è un’eternità in noi, ed è necessario prendere il tempo per sedersi, mantenere la postura – che faccia caldo o che faccia freddo, che ci si senta bene o che faccia male – ed essere interamente lì. Richiede tempo imparare a sedersi come si deve! E quando pensavo di cominciare ad essere ben seduto, presente al momento presente, padre Serafino mi scuote e mi dice d’imparare, ora, a meditare come un papavero.

È il secondo aspetto della meditazione, quello dell’orientazione, quello di un fiore che si rivolge verso la luce, altrimenti muore. Nella tradizione ortodossa è la filocalia, la tensione e l’amore per la bellezza. Dunque, seduti e radicati come una montagna, si tratta allo stesso tempo di essere orientati verso la bellezza di questa luce, che non è sopra di noi ma piuttosto ci avvolge. La nostra colonna vertebrale ci dà questa orientazione quando è retta. Se la montagna è il senso dell’eternità, il fiore è il senso dell’istante vigile.

Poi padre Serafino mi conduce in riva al mare e mi dice di meditare come un oceano: ascolta il ritmo delle onde, ascolta il tuo respiro. Pregare è respirare! La trasmissione alla samaritana: in pneumati kai aletheia. Il nostro respiro è collegato al respiro originale, alla fonte della vita. Il respiro, evidentemente, non è cristiano, non è proprietà di una tradizione. Si tratta di prendere coscienza del proprio respiro e della propria origine.

La quarta tappa è molto curiosa: padre Serafino mi porta in un giardino dove ci sono delle tortorelle che tubano. Dopo tutti i miei sforzi, ero un po’ inquieto perché ancora non mi parlava né di Gesù né di Dio e dopo la montagna , il papavero e l’oceano, mi dava come maestri spirituali due tortorelle! Padre Serafino, che conosceva bene il greco e l’ebraico, mi spiega che nella Bibbia la parola meditazione ha a che vedere con il suono, un suono come il brontolio emesso dal profondo del corpo, come quello delle tortorelle. La meditazione è anche un suono. Nella tradizione ortodossa greca è il suono del kyrie eleyson, in quella russa Gospodi pomilui, questo canto interiore che è invocazione. Faccio notare a padre Serafino che non amo molto la traduzione “abbi pietà di me” e lui mi ricorda che in greco eleyson è la misericordia, kyrie eleyson vuol dire “invia la tua misericordia, il tuo soffio”, è una richiesta di aria da respirare, en pneumati! Nelle tradizioni indiane è il mantra, man il pensiero, tra lo strumento per andare oltre il pensiero e calmare il mentale.

Nella quinta tappa padre Serafino mi chiede di imparare a meditare come Abramo, cioè con il cuore, il centro dell’essere umano. Dopo avere meditato con il corpo, come una montagna, ben orientato come un fiore, con il respiro come l’oceano, con il suono dell’invocazione, ora meditare con il cuore. Nella tradizione ortodossa si parla della preghiera del cuore e i Padri ripetono spesso che si deve far scendere il mentale nel cuore e far salire la libido al cuore…. Il pensiero diventa veramente umano quando passa per il cuore. La libido diventa amore quando passa per il cuore.

Il cuore è l’organo della relazione, Dio non è un principio astratto ma una Presenza nel cuore dell’uomo. L’esperienza di Abramo è infatti quella di scoprire che al di là delle stelle e del cosmo c’è l’origine delle stelle e del cosmo. Un po’ come quando ricevendo un mazzo di fiori diamo attenzione alla persona che ce lo offre piuttosto che limitarci a contemplare i fiori. Abramo, contemplando il cosmo scopre e sente la mano della Presenza che è all’origine di tutto, che gli ha fatto dono di tutte queste energie e, improvvisamente, diviene qualcuno. La relazione! Se guardate un albero con la vostra intelligenza, direte a che specie appartiene ma se lo guardate col cuore diventa vostro amico, il vostro albero, siete in relazione con lui. Se guardate l’assoluto con la vostra intelligenza, esso è chiara luce, è al di là di tutto, è il principio, la grande causa, e ognuno avrà delle parole più o meno filosofiche per dirlo; ma se lo guardate col cuore, diventa una presenza che genera, ed entrate in una relazione, in comunione con questo amore che fa girare la terra, il cuore umano e le altre stelle, come diceva Dante.

Padre Serafino diceva però che quando si giunge a questo punto, non si deve più parlare troppo, si deve andare a vedere, entrare nella meditazione, nella preghiera del cuore, nella preghiera di Gesù, scoprire in noi questo legame tra l’umano e il divino.

È bene dirsi anche che la meditazione non è riservata a pochi specialisti ma che è offerta a ogni essere umano di qualunque età, sesso, religione, a chiunque abbia il desidero di essere in pace. La parola pace, shalom in ebraico, esichia in greco, significa “essere interi”. Davvero non possiamo essere in pace se non siamo interi, se abbiamo ancora parti di noi che sono dimenticate, rifiutata, nascoste. Abbiamo tutti questo desiderio di essere in pace, interi, e non solo per il nostro proprio benessere ma per quello di tutti. Non dobbiamo dunque privarci della meditazione, della preghiera, di avere un cuore.

Jean-Yves Leloup

 

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