Satsang con Jean Klein: La Meditazione

Salve a Tutti.

Riprendiamo il “mai terminabile” argomento della meditazione, nel proporre oggi le parole di un grande Maestro di riferimento: Jean Klein, gentiluomo ardente e sensibile che nel secolo scorso ha portato in occidente, diffondendola secondo tradizione,  l’arte Kashmira dell’ascolto non-duale. In questi ultimi decenni altrettanto ardentemente e fedelmente Eric Baret sta continuando a proporre lo Yoga Non-duale del Kashmir, proseguendo il cammino tracciato da Jean Klein attraverso quello che viene definito, soprattutto in Francia, “rinascimento shivaita”. Per noi che ci riconosciamo risonanti in questa tradizione, riteniamo che una sana ed armoniosa trasformazione degli individui sia possibile soltanto con la conoscenza profonda di se stessi che trova la sua applicazione funzionale attraverso le “pratiche” di ascolto e meditazione corporee e mentali. L’approccio meditativo passa in effetti dalla conoscenza del nostro corpo e dei nostri comportamenti (i nostri “io”, della nostra personalità, degli schemi e abitudini), fino al riconoscimento del Sè, come definito in Kashmir “lo stato dell’essere naturale” ma anche condiviso in gran parte dell’India e dell’oriente (ciò che conduce ai vertici più alti della realizzazione, la totalità e unione con il Sè supremo, la coscienza universale) che è l’aspirazione profonda di molti di noi. I suoi approcci, che in questi anni stiamo proponendo e illustrando, permettono ad ognuno di approfondire la propria “via di coscienza e conoscenza” a cui è orientato. La meditazione risolve la dualità dell’osservatore che mantiene l’introspezione psicosomatica e psicologica. Buona lettura Franco

Nel corso di assai numerose interviste, Jean Klein ha insegnato la meditazione senza mai presentarla come una “tecnica” che un “me”, o una persona, potrebbe praticare e poi trasmettere in modo dualista. Si tratta di una liberazione fondata sull’osservazione non-duale dei ricercatori. La via, preconizzata dall’autore, si radica sempre nell’ “approccio corporale”. La corona della “lucida presenza”, rivelata da quest’approccio, è incontestabilmente “la sensazione periferica del corpo”, o “una sensazione globale” che, nei contemporanei, resta totalmente “paralizzata”. Le preziose indicazioni, date da Jean Klein sottoforma di “satsang” (domanda e risposta all’interno di una riunione riflessiva), mirano semplicemente alla ri-scoperta del nostro “stato naturale”.

Il nostro “stato naturale”

 Jean Klein:

Rispondo a certe domande riguardanti la nostra natura “verticale” di cui si è parlato questa mattina. Questa naturale verticalità, ciò che abbiamo chiamato la nostra “vera natura” non può mai diventare un oggetto, una percezione. Un cercatore ha bisogno di orientamento. Ha bisogno di capire la prospettiva. Quando si rende conto che cercando, può trovare, anticipare, proiettare unicamente ciò che già conosce, il dinamismo della ricerca lo lascia e un cercatore sprovvisto di ogni dinamismo non è più un cercatore, è, in quel momento, il “Trovato”. E’ un’esperienza vissuta,  ma che non è né un pensiero, né un sentimento, né una sensazione.

 D: l’approccio corporeo alla globalità

 Un’ altra risposta è che il desiderio di raccogliersi, di meditare, ci viene, a un dato momento, come un invito, non è un passo intenzionale, né una disciplina.

 D: Come poter disattivare i meccanismi scatenanti  delle  nostre  abitudini  di  autodistruzione.

 La questione è stata posta “se una certa attitudine corporea  favoriva il raccoglimento”… Certamente, ma di una maniera assoluta, quando si è stabilito in questo sfondo, in questa natura verticale, ciò non dipende più da una natura corporea.

Una volta “stabilito”, siamo in questo stato non importa in quale posizione, non importa in quale circostanza della vita, ma, nondimeno, un’attitudine corporea può aiutare il corpo ed il mentale a distendersi…

Senza voler parlare di certe posizioni corporali che sembrano, per molte persone, difficili a realizzarsi, si tratta unicamente di sedersi su una sedia, con le estremità inferiori formanti un angolo retto, i piedi aderenti completamente al suolo, la sensazione tattile della pianta dei piedi invade allora, in qualche modo, tutto il corpo. Con questa sensazione tattile che aderisce completamente al suolo, la gamba perde tutta la sua pesantezza che diventa, per così dire, vacante.

Nello stesso modo in cui i piedi aderiscono al suolo, la parte posteriore aderisce ugualmente ai punti di contatto e si manifesta, anche lì, una sensazione tattile.

In tutta la regione lombare, che è continuamente in difesa da una reazione che sorge, non appena posiamo il nostro piede al suolo, camminando, possiamo osservare nel momento in cui noi evochiamo la sensazione tattile di tutta la parte posteriore, come tutta la schiena si distende, a destra e a sinistra dei reni, si vuota e diviene vacante.

Quando questa sensazione si risveglia in questa posizione, possiamo ugualmente osservare che il  bacino non cade indietro e non occorre portarlo avanti, come se volessimo inarcarci, ma abbiamo l’impressione che il busto può spostarsi, lateralmente, qualche millimetro in avanti ed in seguito, quando porteremo l’attenzione lungo la colonna vertebrale, sentiremo nello stesso modo all’altezza della regione della settima cervicale, una certa forma di blocco. Occorre risvegliare la sensazione tattile nella nuca e, a quel momento, la testa recede di qualche millimetro indietro, senza che questo sia provocato dal mento. Arriviamo allora ad una posizione perfettamente verticale, ma questa attitudine è prodotta da un’energia interna che rettifica e dà la posizione giusta del corpo.

A quel punto, potremo dire che tutti i pensieri parassiti, tutti i residui ci lasciano molto rapidamente.

In seguito, l’attenzione deve essere portata verso la totalità del corpo, ciò che occasiona una certa difficoltà perché quando vogliamo evocare la sensazione del corpo, lo visualizziamo nello stesso tempo e ne possiamo afferrare solo le frazioni. Di contro, quando eliminiamo ogni stato volitivo e lasciamo risvegliarsi il corpo, arriviamo ad una sensazione globale e questa sensazione è il nostro oggetto d’attenzione. Diventa sempre più periferica, si ha l’impressione che il corpo superi i suoi limiti “solidi”, si fa un’immensa dilatazione, il corpo diventa sempre più vacante, ci inseriamo completamente nella parte, tutti questi fenomeni sono oggetto della nostra attenzione.

Abbiamo la convinzione che non possiamo trovarci in una sensazione, in una percezione. Questa convinzione permette, ad un dato momento, che l’accento che è sempre messo sull’oggetto percepito, si cancelli totalmente e ci risvegliamo in questa “attenzione”, in questa “lucidità attenta, silenziosa” che non è per nulla localizzata, né fissata, è, se volete, una percezione originale (biodinamica) che si svolge completamente al di fuori di ogni spazio-tempo.

Questo “vissuto” non è affetto dalla presenza o dall’assenza delle cose.

In questa esperienza, non vi è insicurezza a cercare, in quanto questo vissuto c’è sicurezza.

Avete altre domande?

 D: Liberazione dalla respirazione

 Parlate di attitudini corporali, ma non vi è, nello stesso tempo, una respirazione adeguata?

Nell’intervallo tra due pensieri, nell’intervallo tra due percezioni e nel sonno profondo, c’è sempre la presenza totale di questa “natura verticale”.

L’inspirazione e l’espirazione non sono che un’immagine su uno sfondo di tela, ma quando l’espirazione è compiuta, non vi è che la tela.

Ogni volta, quando l’espirazione è compiuta, possiamo dire che siamo questa “lucidità senza oggetto” e non appena l’inspirazione si compie e poi svanisce, vi sono nuove presenze di un oggetto.

E’ molto importante, al momento dell’espirazione, che ci consacriamo totalmente al riposo e che lo rispettiamo totalmente, e non bisogna, in nessun caso, anticipare una respirazione. Questa inspirazione deve effettuarsi dal corpo stesso, ma dal fatto che, per molti fra noi, l’intervallo tra due pensieri o tra due percezioni e dopo una espirazione, non presenta che un niente, ci precipitiamo immediatamente su una inspirazione, ma se osserviamo in noi, molto profondamente, e che abbiamo il “sapere” di cui parliamo, dopo avere espirato, miriamo la nostra vera natura in identità.

Occorre sempre iniziare, con un oggetto, certamente si tratta di una percezione, ma se vogliamo esprimersi in modo ultimo, si può dire che l’oggetto è unicamente presente per rivelare il “Percepente”, altrimenti, come rivelarlo, è là, al fondo che si distingue lo scienziato da colui che cerca la verità.

Lo scienziato si perde nell’oggetto, mentre colui che va alla ricerca della sua “vera natura” si perde, se si può dire, in questo “Ultimo Soggetto”.

La vostra attenzione può essere diretta molto bene verso la respirazione piuttosto che verso la vacuità del corpo, è preferibile partire, innanzitutto, da questa vacuità perché, di seguito, quando dirigete l’attenzione verso la respirazione, a quel punto, la respirazione deve situarsi in questa espansione del corpo, non deve più effettuarsi nel corpo.

Quando si è ottenuta la sensazione tattile e l’espansione del corpo, che il corpo è completamente inserito nello spazio, allora la respirazione si fa nelle estensioni del corpo: vi sono sempre degli ostacoli da vincere, ciò che non è affatto il caso quando si procede in questa maniera.

In fondo, integriamo uno stato naturale, mentre sentirsi ridotti, rinchiusi è uno stato assolutamente artificiale.

 D: la questione mentale e l’abbandonare la presa

 Avete descritto le condizioni fisiche per la meditazione. Quale posizione mentale possiamo avere quando, improvvisamente sopraggiungono dei pensieri e disturbano questa meditazione? Bisognerebbe porsi profondamente la domanda “Perchè meditare? Quali sono i motivi profondi che mi portano, alle cinque del mattino, a raccogliermi per volermi trovare?” E’ molto importante. E’ certamente perché proviamo delle carenze, una insufficienza, una mancanza di Sè e osserviamo, anche, nella vita di tutti i giorni, che andiamo da una compensazione ad un’altra compensazione.

Effettivamente, una volta ottenuta la cosa desiderata, ci troviamo, temporaneamente, in stato di non-desiderio, in uno stato di totalità. Un’altra osservazione, che diamo molto spesso, è che nel momento della totalità, dello stato di non-desiderio, il cosiddetto oggetto causa di questo stato non è presente.

Questo stato di totalità è un’esperienza assolutamente non-duale; non vi è percipiente, né cosa percepita. Lo viviamo in identità.

Dunque, lo stato che chiamo “non desiderio” o “totalità” è in fondo, la nostra natura più profonda che non ha causa. E’ unicamente, quando attribuiamo questo benessere profondo o i momenti sperimentati dell’Ultima sufficienza, a un oggetto, che corriamo continuamente da un oggetto ad un altro oggetto.

 D: E’ tuffandosi direttamente al cuore dell’irritabilità che il suo potere può essere dissolto…

 E’ molto importante vedere che questa cosa – che non è una cosa – che possiamo chiamare se-stesso, profondamente, non dipenda dalla presenza o dall’assenza di un oggetto.

Occorre vedere questo, evidentemente, nella maniera in cui ne abbiamo parlato prima, e cioè totalmente.

A quel punto, nella vostra meditazione, avvicinate diversamente il vostro raccoglimento, vedete il vostro corpo ancora in agitazione, vedete anche i differenti nodi che si sono formati nel vostro corpo e dal fatto che dirigete la vostra attenzione, nelle diverse parti di questo corpo, senza voler intervenire, la sensazione corporea, tattile, si risveglia; è solo in quel momento che tutti i nodi, in profondità, possono schiudersi.

Se all’inizio partiamo in un modo muscolare, non potremo mai arrivare a questa distensione totale, possiamo ottenere una distensione relativa, ma è con questa sensazione tattile che possiamo ottenerla totalmente.

Vedrete, ad un certo momento, in certe zone come la mascella, le tempie, la glottide, tutti i muscoli molto forti della nuca, che si attua una specie di lasciare la presa. Ciò che avete preso all’inizio per un’attitudine corporale perfetta, cambia completamente, vi renderete conto che le vostre spalle sono sollevate da 3 a 4 cm più in alto dalla loro posizione naturale, che mantenete la vostra glottide continuamente in uno stato di ansietà, che anche lo sterno è sempre incastonato di qualche centimetro e mantiene l’ansietà e la paura, ma dirigendo la vostra attenzione in questo modo, vedrete come tutto si abbandoni e che si arrivi ad una strutturazione originale del corpo.

Tutto ciò è sempre oggetto della vostra attenzione e così, con questo approccio, vi è già un certo distanziamento che si opera tra l’oggetto visto e “Ciò che vede”. Sarete sollecitati, talvolta da delle sensazioni, dei pensieri, lasciateli passare! Non entratevi dentro per modificarli o cambiarli. Non potete cambiarli né modificarli, sono dei dispiegamenti di energie che raggiungono il loro punto culminante ma che hanno anche la loro impermanenza.

Constaterete, ad un certo punto, che da queste agitazioni – in quanto per me i pensieri parassiti sono dei residui e fanno parte delle agitazioni – torniamo ad uno stato di movimento naturale, perché non possiamo mai arrivare a creare un mentale o un corpo vacante, in quanto il corpo ed il mentale sono in movimento, ed essendo osservazione non implicata, avete la giusta prospettiva in quanto avete allora la convinzione che non potete trovarvi in un oggetto, in uno stato… Presto o tardi, vi troverete in questa “Osservazione”.

E’ un’osservazione che è una non-localizzazione, non è nulla, né in alto, né in basso, né a sinistra, né a destra, né davanti… non è nulla, il problema di spazio non interviene eppure questa “sensazione” è più di una sensazione, è una “appercezione”… ma lasciate venire i pensieri, non occupatevene. Dovete, in una certa maniera, imparare a guardare, ad ascoltare, a vedere; ciò vuol dire “non progettare”, perché facciamo sempre richiamo alla memoria per rassicurarci e  possiamo vedere solo ciò che progettiamo.

D: La sensazione periferica del corpo

 Quando constatiamo dei nodi, il solo fatto di constatarli può bastare a snodarli?

Quando pensiamo al nostro corpo, vi è un certo riflesso, una certa abitudine, non voglio dire che è lo stesso cliché che appare ma, nella stessa gamma, vi sono poche varietà.Lo vediamo già al mattino, al risveglio, a mezzogiorno troviamo il nostro corpo forse un po’ “diluito” ed in un altro tempo, vi è ciò che chiamiamo “la stanchezza”. Conosciamo una certa varietà, una certa colorazione del nostro corpo, ma ciò avviene sempre al livello quasi “grossolano”. In generale, proiettiamo il nostro corpo in una certa maniera.

Adesso, vi chiedo di fare appello ad un’altra facoltà che è completamente paralizzata o, se volete, ignorata e che è ciò che possiamo chiamare questa sensazione periferica del corpo. Questa sensazione periferica è stata paralizzata, se si può dire, dal corpo grossolano.

Nel momento in cui lasciate svanire la sensazione tattile del vostro corpo, si produce immediatamente un immenso abbandono di tutta la struttura puramente muscolare. Se dirigete la vostra attenzione verso queste parti che sono annodate e che lasciate risvegliarsi questa sensazione tattile, osserverete degli “sbadigli” che possono essere talvolta come delle scosse e vi è allora un abbandonare la presa.

Conosciamo specialmente queste zone che sono molto tipiche: la nuca, questo grosso muscolo che scende e si innesta all’altezza delle spalle: il trapezio, questo muscolo che si aggancia dietro le orecchie e discende obliquamente verso le clavicole. Sono questi due grandi muscoli che entrano sempre in gioco, nella difesa, l’aggressione. Coinvolgono immediatamente, anche, le tempie, la mascella, la glottide. Sono anch’essi che ci mantengono costantemente in uno stato di prensione, di sequestro…

E’ proprio là che appaiono certi nodi, nell’esperienza personale certamente, non si può parlare di un altro! Non valuterete questo per seduta, per snodarvi completamente, ma potete avere la certezza che vi abbandonerete! Potrete dirmi, evidentemente, che è una maniera di procedere perfettamente empirica. Si, è empirica, è basata su un’esperienza profonda, certamente, ma è così che si vedono certi nodi fissati nel corpo, che sono potuti diventare patologici.  Si, ma vi sono le posizioni-chiave, non dimenticatelo, vi sono certi nodi che dipendono da altri nodi; evidentemente, per snodarli, occorre vedere le cose un po’ più nei dettagli, ma potete perfettamente arrivare a questo “stato”… ciò che permette ai pensieri parassiti di non invadervi.

Facciamo conoscenza con noi stessi: impariamo a saper osservarsi, a saper avvicinarsi, è una cosa molto importante. E’ unicamente questa “Lucida Presenza” che può intervenire come ordinatore, in tutta questa struttura fisica, mentale.

Ogni intervento di qualcuno può portare unicamente certe modifiche, certe correzioni, sicuro, ma non porterà mai una riarmonizzazione, un’integrazione totale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...