Riconnettersi alla Natura – un omaggio a H.D. Thoreau ed al Tantra

Salve a tutti, … Con questo articolo, a distanza di 10 anni dal primo da me scritto nel 2010, si riapre un nuovo ciclo di riflessioni e di osservazioni sul mondo. Ed è mio particolare desiderio che questo articolo assuma una dimensione “gestaltica” ricongiungendosi al primo, dove l’accento in entrambi è posto sulla figura di H.D. Thoreau. A mio parere un grande “maestro tantrico”. Uomo di fine ‘800, che ai più risulta sconosciuto e poco in vista anche agli addetti ai lavori; ma che, nella sua breve vita e nei suoi scritti, senza averlo previsto nè immaginato, ancor oggi sta influenzando (positivamente) il pensiero di quelle persone sensibili e alla ricerca di una verità autentica. Quindi secondo me, cari miei, sta ritornando il “tempo di immergersi nelle selve” e nei boschi; per cui ritornare al Silenzio e all’Ascolto (soprattutto interiori) diventa un gesto inevitabile per chi voglia ritrovare il proprio spirito naturale e quindi selvatico. Auguro a tutti intensi e autentici momenti di Presenza nella Quiete. Il Tantrika (Franco H. Mignone)

Il Bosco Interiore e riconnettersi alla Natura

In una moltitudine di messaggi, di informazioni, stimoli, urgenze ed impegni l’uomo moderno è perennemente in uno stato di profonda trance, di condizionamento ipnotico, all’interno di un vortice di cui non vede l’uscita. In questo vorticare, l’uomo ha perso la parte più importante di se stesso, la parte che lo collegava ad una natura semplice e primordiale, ad una forza vitale. L’uomo sente, sa che nella sua esistenza manca qualche cosa, ma non sa riconoscere questo presentimento. Non sa come riconnettersi a questo richiamo, perchè non  c’è più tempo per fermarsi, per stare in Ascolto, semplicemente per non “fare” nulla. L’uomo non sa più come trovare i mezzi per riconnettersi ai principi universali, all’energia. Ma tutto questo non è perduto per sempre. Perchè nonostante “tutto” è ancora possibile, anche se difficile, essere sensibili al fascino d’un tramonto, d’una cascata, d’una montagna innevata, di un prato fiorito o di un temporale inaspettato… spettacoli che risvegliano gli aspetti più profondi del nostro essere, quelli più spontanei e vitali, legati a quella parte di noi stessi che non è ancora stata addomesticata, né “civilizzata”.

Se la città è la conseguenza e l’espressione della parte più tecnologica e razionale dell’essere umano, la natura ne rappresenta la componente opposta e complementare: quella più antica, spontanea e allo stesso tempo selvatica e culturale, intuitiva. La natura possibilmente non contaminata, non progettata nè soffocata può rappresentare una risorsa a cui riconnettersi (senza “protesi hight tech” o finalità estreme), dove immersi nel silenzio si possa ascoltare il battito del nostro cuore.

Nella semplice immersione a contatto con l’ambiente vengono riattivate le energie vitali, finalmente libere di fluire, senza gli impedimenti causati da tutte quelle sovrastrutture artificiali che ormai sono parte integrante dell’ambiente urbano. Camminando a piedi nudi sull’erba, toccando e abbracciando il tronco di un albero secolare, appoggiandosi, o semplicemente respirando a pieni polmoni aria pulita, ci si ricarica fisicamente (grazie alla presenza di ioni negativi). Ma l’effetto rivitalizzante non si limita al benessere fisico, l’incontro con gli elementi primari, con gli spazi ampi, con un mondo di varietà e complessità, risveglia nell’animo umano una vasta gamma di percezioni sensoriali, di emozioni, sentimenti e immagini che permettono di entrare così in contatto con la totalità del proprio essere, risvegliando contemporaneamente la consapevolezza di far parte di un insieme più vasto (noi siamo in contatto con il Tutto). Attivando così una diversa modalità di percezione della realtà, quella spontanea, intuitiva e naturale. E’ proprio nella natura e nella naturalità che più facilmente si risveglia la componente sacra (o se vogliamo spirituale) dell’uomo, quasi per risonanza, in risposta al manifestarsi libero e creativo dell’energia vitale, ed al rivelarsi del principio Unico e assoluto nelle infinite forme della vita (vedi tantra nonduale shivaita). Queste caratteristiche complementari risultano molto sacrificate nell’ambito della vita che conduciamo nella civiltà contemporanea, così lontano dal mitico “cammino delle nuvole azzurre” di cui parla il taoismo, così lontano dalla bellezza estetica e tattile della “via dello spazio e della luce” del tantrismo shivaita, due vie simili con forti analogie ed entrambe orientate ad una vita semplice, a contatto con la natura e con la consapevolezza della realtà del momento, dell’Essere anziché del fare.

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