[+] SIMPLICITY and SIMPLIFY: Vivere in semplicità

VIVERE IN SEMPLICITA’ OSSIA

ACCOGLIERE LA SEMPLICITA’ VOLONTARIA

Il termine Semplicità volontaria in origine fu utilizzato da Richard Gregg, discepolo di Gandhi.

Vivere in semplicità è una visione per un diverso modo di vivere. L’Essenzialità Naturale è la rivalutazione di antichi e nuovi valori, come una maggiore cura della forma fisica e psichica che conduce ad una scelta di sostenibilità nei consumi e negli acquisti di cui qualche tempo fa H.D. Thoreau tracciò il sentiero. Si tratta di un progetto di conoscenza, di documentazione e di riflessione sulla Semplicità Volontaria nei suoi vari aspetti: Ecologia della mente, Benessere olistico, Consumo Critico, Rivalutazione dell’esistente, Sostenibilità, Nonviolenza, Scambievolezza e Gratuità, Manualità creativa, Transazione e Wilderness…

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Nel 1854 Thoreau, in Walden o la vita nei boschi, ne parla: “Nessuno può essere un osservatore imparziale, o saggio, della vita umana se non dal punto di vista privilegiato di quella che possiamo chiamare povertà volontaria”.

La rivalutazione di antichi e nuovi valori, come una maggiore cura della forma fisica e psichica è alla base del fenomeno della cosiddetta semplicità volontaria che fa del downshifting uno dei propri cardini. Il fenomeno – che riveste già in paesi tecnologicamente avanzati aspetti socialmente rilevanti e pare essere destinato, secondo i ricercatori, a segnare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni – appare essere trasversale in rapporto ai sessi, riguardando tanto maschi quanto femmine in carriera.

Semplicità volontaria  definisce quello che, principalmente nel mondo anglosassone, viene chiamato all’interno del mondo del lavoro il downshifting – parte integrante del più vasto concetto del lifestyle, lo stile di vita, o simple living, del vivere in semplicità – ovvero la scelta da parte di diverse figure di lavoratori – particolarmente professionisti – di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, ozioso relax, hobbystica, ecc.). Il postulato base, tuttavia, pare presupporre il fatto che lo stipendio eventualmente decurtabile sia di per sé sufficientemente congruo per cui un taglio più o meno elevato possa risultare in qualche modo sostenibile.

La sfida è proprio questa: dimostrare che saremo più felici con meno, con un altro stile di vita e con un altro modo di vedere e pensare la nostra momentanea e fuggente presenza su questo pianeta: meno ricerca del denaro e del successo e più coccole; meno fretta e più lentezza; meno arroganza e più compassionevolezza.

(…) In realtà non stiamo scoprendo nulla di nuovo. È un ritorno alle fonti di quella antica saggezza che è patrimonio comune di tutte le principali culture: dalla «via di mezzo» del buddismo alla «povertà francescana ed evangelica», dalla condivisione praticata nell’Islam all’economia del dono riscoperta dalle nuove tribù che contestano i misfatti della globalizzazione neoliberista. «Vivere semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere» direbbe il Mahatma Gandhi. Ed è proprio lui a stimolarci nel seguire questo cammino, con un invito concreto e pressante. Una volta, mentre stava uscendo in treno dalla stazione, un giornalista si avvicinò al finestrino e gli chiese se avesse un messaggio da dare alla sua gente. Per Gandhi quello era il giorno del silenzio (…). La sua risposta fu una breve frase scarabocchiata su un pezzo di carta: «La mia vita è il mio messaggio». E la nostra? Possiamo dire altrettanto? La scelta della semplicità volontaria (…) può aiutarci a rispondere positivamente e a intraprendere un cammino personale di ricerca e di autorealizzazione. (dalla Prefazione – di Nanni Salio – al libro di Cinzia Picchioni, Semplicità volontaria, Anteprima, Torino 2007).

Questa innovazione all’interno del mondo del lavoro, delle filiere produttive ed economiche ha dato vita ad un vero e proprio movimento di pensiero ed è considerata dai sociologi una delle più eclatanti e vistose conseguenze di uno fra i molti mutamenti sociali  intervenuti negli ultimi anni considerando tale fenomeno come indice di cambiamento non soltanto sotto l’aspetto puramente di costume all’interno di concetti ormai ampiamente diffusi come quelli concernenti la qualità della vita nell’era del consumismo.  Si evidenzia con il termine “volontario” la scelta di preferire una maggiore disponibilità di tempo libero al miraggio di possibili brillanti carriere professionali. In particolare è la capacità di sceglie una transizione da una carriera economicamente soddisfacente ma evidentemente stressante, ad uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante.

Direttamente o indirettamente sul tema della semplicità volontaria sono stati pubblicati alcuni testi che paiono costituire una base bibliografica di riferimento per questo argomento e che possono essere riassunti nei seguenti autori e rispettivi titoli:

Henry David Thoreau – Walden, o la vita nei boschi

Richard Gregg – Il valore della semplicità volontaria

Duane Elgin – Semplicità Volontaria

Pierre Sansot – Sul buon uso della lentezza

Pierre Sansot – Vivere semplicemente

Tom Hodgkinson – L’ozio come stile di vita

Tom Hodgkinson – Libertà come stile di vita

Christoph Baker – Ozio, lentezza e nostalgia

Viviane Forrester – L’orrore economico

John Lane – Elogio della semplicità

Dominque Loreau – L’arte della semplicità

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